Economia

L’Ocse dà una mano a Renzi sul Pil

L’Istituto di Parigi rivede al rialzo le stime della crescita: +0,6% nel 2015 Nel 2016 un’accelerazione dell’1,3%. Ma l’occupazione è ancora ferma

L’Ocse dà una mano a Renzi. Da Parigi arriva l’assist per il governo con nuovi dati sulla crescita che rivedono al rialzo le stime precedenti. Per il 2015 si prevede una crescita del Pil dello 0,6% ovvero 0,4 punti percentuali in più della vecchia stima, mentre il prossimo anno l’aumento dovrebbe essere dell'1,3% (+0,3 punti). Anche se è scomparso il segno meno, l’inversione di tendenza non è ancora così marcata da avere effetti sul mercato del lavoro. Per l'Eurozona la stima della crescita è dell'1,4% quest'anno e del 2% nel 2016. Il ritocco, precisa l'Ocse, è legato principalmente a «prezzi del petrolio più bassi» e al «quantitative easing intrapreso dalla Bce». Questi fattori, scrive l'organizzazione, «forniscono un'opportunità, di cui c'era molto bisogno, per l'eurozona di evitare un periodo prolungato di redditi reali stagnanti ed inflazione eccessivamente bassa. Questo obiettivo può essere raggiunto, soprattutto, stimolando l'economia reale. In questo senso, scrive l'Ocse, «il Piano Juncker fornisce un'importante opportunità per catalizzare l'investimento privato usando il supporto pubblico nell'ambito degli attuali vincoli di bilancio. Agendo insieme, i Paesi Ue possono avere un impatto maggiore sulla domanda e portare avanti progetti di investimento con rendimenti elevati». Nel complesso le prospettive di crescita globale «appaiono leggermente migliori» di quanto previsto a novembre, ma a medio termine restano «moderate e troppo basse per ristabilire e attivare il mercato del lavoro». L'Ocse sottolinea che su questo scenario pesa «un crescente rischio di instabilità finanziaria legato a inflazione e tassi d'interesse bassi in modo abnorme». Il miglioramento della situzione economica non deve però indurre ad abbassare la guardia. All'Italia viene chiesto uno sforzo aggiuntivo in tema di riforme, anche se il Paese è passato da una situazione si stallo persistente a un passo in avanti. «Per questo siamo più positivi sulle prospettive future», ha dichiarato il capo economista dell'Ocse, Catherine Mann sottolineando che il nostro Paese ha «opportunità» anche grazie a un contesto globale migliore. Importante è il ruolo delle banche per il credito che possono dare all’economia reale. Il problema delle sofferenze può essere affrontato con la creazione di una bad bank, una società pubblica nella quale far confluire i crediti deteriorati. I tecnici dell’istituto di Parigi ricordano che alcuni Paesi europei hanno già fatto ricorso a questo strumento. Liberi dalla zavorra delle sofferenze,le banche possono essere più disponibili nell’erogare credito a famiglie e imprese. Proprio il calo dei prestiti da parte delle banche, spiega l'Ocse, ha contribuito alla recessione. «Il sistema bancario nel suo insieme soddisfa i requisiti patrimoniali, ma nonostante l’aumento degli accantonamenti, nella metà del 2014 i crediti deteriorati rappresentavano circa il 17% dei crediti totali e gravavano pesantemente sui bilanci di molte banche. Questo potrebbe spiegare perchè i tassi di interesse sui prestiti al settore privato siano diminuiti meno rispetto a quelli sul debito pubblico, in quanto le banche mantengono elevati i margini per coprire le perdite». Note stonate rimangono occupazione e debito. Riguardo all'occupazione, la previsione è di un miglioramento di appena +0,1% per il 2015 e dello 0,4% l'anno prossimo. Il tasso di disoccupazione si attesterà al 12,3% nel 2015, contro il 12,4% del 2014. Nel 2016, scenderà in modo più sostenuto all'11,8%. L'Ocse comunque promuove il Jobs Act e in particolare la norma che abolisce il reintegro per i licenziamenti. Sulle riforme è tornato anche il presidente della Bce Mario Draghi per ribadire che «i Paesi devono essere in grado di camminare con le proprie gambe» e nell'Eurozona «ognuno è responsabile delle proprie politiche». Come dire che nessuno si illuda che il Quantitative Easing basti da solo a rimettere in moto l’economia.

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