Quando Renzi incontrerà il presidente Obama nella visita del 17 aprile con molta probabilità dovrà anche spiegare il motivo che ha portato l’Italia ad aderire alla Asian Infrastructure Investment Bank insieme a Fracia e Germania. Si tratta dell'istituto finanziario promosso dalla Cina per costituire, secondo gli Stati Uniti, un'alternativa alla Banca Mondiale di Washington e all'Asian Development Bank, sponsorizzata dall'America. Una decisione che suona come uno schiaffo a Obama giacchè l’Infrastructure Investment Bank, coluto con forza da Pechino è visto come il fumo negli occhi dagli Usa. La notizia rivelata dal Financial Times è stata confermata dal Tesoro. Il Financial Times scrive che Washington ha fatto di tutto per evitare che Paesi occidentali entrassero nell’istituto cinese che punta a diventare il punto di riferimento degli investimenti europei verso l'Asia e a sorpassare Washington nella corsa per il potere economico globale. Hsbc, sostiene che Pechino diventerà il nuovo polo finanziario mondiale mentre Bloomberg ha definito la Cina il sostituto del Fondo monetario internazionale (Fmi), per i suoi interventi a sostegno di Argentina, Ecuador, Russia e Venezuela. La decisione dei Paesi Ue - sottolinea il Ft - rappresenta una significativa sconfitta per l'amministrazione Obama, secondo la quale i Paesi occidentali avrebbero avuto una maggiore influenza sulla nuova banca se tutti insieme ne fossero rimasti fuori. Il quotidiano finanziario rivela che l’istituto cinese avrà a disposizione un bilancio di 50 miliardi di dollari. Il Tesoro ha spiegato l’importanza di questa operazione: «la Aiib, quale nuova banca d'investimento che lavorerà con le banche multilaterali di sviluppo e di investimento esistenti, può svolgere un ruolo di rilievo nel finanziamento dell'ampio fabbisogno infrastrutturale dell'Asia. Contribuirà alla crescita mondiale». Un funzionario del Tesoro ricorda che i rapporti fra Italia e Cina sono ottimi e quindi era scontato che si arrivasse a questa decisione. L'Europa è consapevole che buona parte della ripresa che si sta affacciando sarà basata più sulla domanda esterna che su quella domestica. E in questo contesto, aprire le porte agli investimenti in Cina serve a portare i fondi di Pechino nel Vecchio continente. Il tutto a discapito dei rapporti commerciali con gli Usa.
L’Italia vuole far affari con Pechino
L’istituto fa investimenti nelle grandi infrastrutture in Asia
