Economia

Il Fisco "si beve metà" della nostra birra

Protesta dei birrai italiani in piazza Montecitorio. E arriva "FiscAle” una limited edition per denunciare l'aumento delle tasse FOTO - VIDEOINTERVISTA Il presidente di Assobirra: "Settore frenato dalla pressione fiscale"

Un "Beer Party" contro lo Stato. La birra della rivolta fiscale. Dimenticate per un momento Roma. Siamo sulla costa orientale degli Stati Uniti in un tempo in cui un pugno di ribelli dichiara guerra alla madrepatria. Il loro slogan è "no taxation without rapresentation". Sono giovani libertari che si battono per la libertà delle 13 colonie. Si muovono contro la tassazione eccessiva imposta dalla Gran Bretagna. Gli Usa pagano l'ingiustizia di non essere indipendenti. In questo contesto nascono i "Tea Party", una realtà anche italiana, ma dalle origini statunitensi. La rivolta del tè, avvenuta a Boston un martedì di dicembre del 1773, viene considerata da molti come la scintilla che fa esplodere la rivoluzione americana. Una bandiera per tutti quelli che non si fidano dell'ingerenza del pubblico nel mercato.  Roma come Boston, verrebbe da chiedersi. Montecitorio come il porto del Massachusetts. Si manifesta perché lo Stato beve una birra su due alle nostre spalle (la tassazione è vicina al 50%, ndr). Un fisco insopportabile che può risultare fatale in termini di investimenti e occupazione. Quella che viene presentata è la birra della contestazione. Dati alla mano, si è di fronte a una pressione fiscale tra le più alte in Europa. E, quella di oggi, è la giornata di rivincita per chi non accetta un fisco oppressore, per chi non si piega alle ingiustizie dello Stato. Siamo di fronte alla Camera ed è qui che di mano in mano si passa la limited edition (il suo nome è Fisc-ale, ndr). Occhio all'etichetta. E' la bottiglia che i birrai italiani mostrano in segno di protesta.  Una bottiglia per salvare la filiera. Un simbolo per gridare contro chi si frappone tra chi compra e chi vende. C’è che il governo tassa attraverso l'aumento delle accise e qui i nodi vengono al pettine. Per il 72% degli italiani si tratta di una tassa nascosta. Un modo facile di fare cassa. E' il genere di imposta che proprio non si digerisce ancora più dell'Imu, del Canone Rai o dell'aumento dell'Iva. La minaccia riguarda un intero settore: il 45% dei consumatori (quasi uno su due) sarebbe pronto a ridurre infatti gli acquisti di birra a fronte di un aumento dei prezzi. Una scelta che lancia un allarme generale. La birra ha visto aumentare in 15 mesi del +30% le accise ed è per rispondere a questo aumento che Assobirra lancia la campagna “Salva la Tua Birra”, raccogliendo in pochi mesi oltre 115mila firme di persone che dicono “no” a questa decisione. Una nota interessante riguarda la disparità di trattamento tra la birra e il vino. Per il 57% degli italiani, visto che sono bevande da pasto, “non dovrebbero pagare le accise né birra né vino”. Ma se si approfondisce il tema si scopre che gli italiani hanno le idee ancora più chiare. Ben il 68% “ritiene insostenibile la discriminazione che fa pagare l’accisa solo alla birra e non al vino”. Le tasse, in sostanza, sono troppo elevate e una birra chiara, una "bionda speciale" viene distribuita facendo impazzire produttori e consumatori. I birrai si riuniscono sulle barricate per protestare. La loro è una rivolta pacifica nel cuore Capitale. Il loro è un brindisi alla libertà.   (Video Giordano Locchi)

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