Non solo il crollo del prezzo del petrolio. A complicare la situazione dell’Eni c’è stato ieri l’annuncio, subito dopo smentito, che il Tesoro sarebbe pronto a cedere una quota della società, scendendo sotto il 30% ma conservandone una «presa forte». Proprio quello che è stato fatto per Enel, quando è stato collocato il 5,7%. Ad anticipare la possibile dismissione è stato il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che per palazzo Chigi si occupa delle imprese pubbliche e in particolare dei temi legati all’energia. De Vincenti non solo ha detto che il governo è pronto «a vendere una quota limitata di Eni così come è stato fatto per l’Enel» ma ha anche spiegato la logica dell’operazione. «Siccome si tratta di un'azienda strategica manterremo il controllo pubblico. Eni è una società molto forte e, al di là dell'andamento del prezzo del petrolio, ha prospettive di mercato solidissime». Appena la notizia è rimbalzata a Piazza Affari è arrivata subito la precisazione dello stesso De Vincenti: «C’è stato un misunderstanding: intendevo infatti riferirmi alla messa sul mercato già realizzata di una quota Enel». A stretto giro una nota del Tesoro: «Non è prevista la collocazione di quote Eni sul mercato». Una correzione suggerita dal momento non facile per Eni per il calo del petrolio.
Eni, giallo sulla vendita di una quota
Il Tesoro sarebbe pronto a cedere una quota della società, scendendo sotto il 30% ma conservandone una "presa forte"
