Si inasprisce la vertenza per il rinnovo del contratto dei bancari. Tra i sindacati e l’Abi, l’associazione che rappresenta le banche, è muro contro muro. Al termine della giornata di sciopero, con la chiusura degli sportelli in tutta Italia, una partecipazione che secondo i sindacati ha sfiorato il 90%, le posizioni tra i due fronti restano distanti. L’Abi non si è lasciata intimidire dai cortei di Roma, Milano, Ravenna e Palermo, nè dagli avvertimenti dei segretari generali della Cgil, Camusso e della Uil Barbagallo, che hanno minacciato di continuare con gli scioperi se la vertenza non si dovesse sbloccare accogliendo le loro richieste. Ma l’Abi ha ribadito che «ulteriori aumenti del costo del lavoro non sono sostenibili per il settore in questa situazione di forte pressione sui ricavi, specie con inflazione e tassi prossimi allo zero». L’Associazione ha poi sottolineato che lo scenario economico non consente grandi margini di manovra. Perchè se si vuole che il settore bancario sia in condizione di «continuare a sostenere imprese e famiglie, anche con iniziative straordinarie quali le moratorie che dal 2009 ad oggi hanno contribuito ad alleviare i pesanti effetti della crisi, è essenziale il ritorno alla redditività». Il rinnovo del contratto, secondo i banchieri, deve quindi «conciliare le esigenze di recupero di redditività e produttività del settore con le necessità occupazionali e di tutela dei salari dall'inflazione». A questi fattori si aggiunge la richiesta da parte della Bce di «ulteriori sforzi di patrimonializzazione». L’Abi quindi ribadisce la scadenza del 31 marzo 2015, oltre la quale è prevista la disapplicazione del contratto, «giacchè non si giustifica più un confronto eccessivamente prolungato ad ogni costo». Ma i sindacati non intendono fare un passo indietro. Anzi la Camusso accusa i banchieri di essersi «arricchiti durante la crisi», lasciando «in difficoltà» i bancari. E lancia dalla piazza un paio di cifre: il presidente della Bce guadagna seicentomila euro l'anno, i banchieri italiani 3,7 milioni mentre la retribuzione media degli amministratori delegati è di 703 mila euro. Immediata la replica dell’Abi. Nel 2013 «la componente fissa della retribuzione del top management delle banche è risultata pari a 187mila euro, mentre la quota variabile si è attestata a 58.400 euro». I livelli elevati (lo 0,46% dell'organico aziendale complessivo) hanno ricevuto una retribuzione totale annua media pro capite pari a 245.400 euro.
Braccio di ferro sul contratto. L’Abi fa muro: no ad aumenti
I banchieri: «Un costo del lavoro maggiore è insostenibile»
