Hanno lasciato il pallone per imbracciare un kalashnikov. Ora sono ricercati dall’intelligence di mezza Europa e potrebbero addirittura condurre le autorità occidentali a trovare «John il boia». Cinque giovani calciatori portoghesi, aspiranti stelle del calcio che conta, partiti alla volta di Londra per giocare in un club professionistico, hanno invece abbandonato lo sport per abbracciare la jihad. Tra questi ci sarebbe anche il 22enne Fabio Pocas, che aveva giocato nelle giovanili dello Sporting Lisbona, lo stesso vivaio di Cristiano Ronaldo. Secondo i media britannici, proprio in Inghilterra i ragazzi si sono convertiti all’Islam più radicale e hanno deciso di partire per la Siria. Tra i compiti dei novelli mujaheddin di Abu Bakr al-Baghdadi, però, ci sarebbe stato quello di produrre e distribuire i video delle decapitazioni degli ostaggi in mano all’Isis. I servizi segreti di Sua Maestà avrebbero già identificato il boia che ha ucciso James Foley. John il britannico, infatti, sarebbe stato individuato grazie al suo spiccato accento inglese. Per arrivare a lui, però, ora potrebbe essere determinante il prezioso contributo dei calciatori che sono monitorati attraverso i social network. Prima dei cinque nuovi jihadisti, un altro calciatore avrebbe scelto di abbandonare i campi di calcio per abbracciare la jihad. Il fascino del Califfato, già la scorsa estate, avrebbe travolto Lassana Diarra, il calciatore apparso in due video pubblicati in esclusiva dal sito Il Tempo.it, nel quale rivendica la sua scelta di combattere con i mujaheddin di Al Nusra, il movimento affiliato ad Al Qaeda e alleato dell’esercito islamico dell’Iraq e del Levante. Ex calciatore dell’Arsenal si sarebbe unito ai ribelli jihadisti in Siria per portare avanti la jihad. Dopo aver cambiato diverse maglie tra cui quella del Real Madrid, Diarra avrebbe scelto la bandiera nera con la Shahada simbolo di Al Qaeda. I due video sono stati pubblicati da un sito web jihadista russo, il protagonista parla in inglese e i sottotitoli sono in cirillico. Si presenta come un ex giocatore della Premier League di origine portoghese (ma Diarra è francese, nda ). Passamontagna e mitra in mano l’uomo, di carnagione scura, dice di chiamarsi «Abu Issa Al-Andalus da Sham», che «è cresciuto con Ronaldo», ha giocato per l’Arsenal, ma poi ha abbandonato il calcio, i soldi e il modo di vita europeo per amore di Allah... Quindi fa un appello a unirsi alla jihad in Siria: «Il mio consiglio è di unirsi a noi, abbiamo bisogno di ogni tipo di sostegno che può aiutarci a combattere il nemico. Ci servono medici, aiuti finanziari. Tutto ciò che possa far vincere la jihad». In realtà ci sono dubbi sul fatto che si tratti veramente di Diarra. Il calciatore non ha mai fatto mistero di essere un musulmano praticante, ma attualmente è nella rosa del Lokomotiv Mosca che l’estate scorsa ha smentito la notizia e ha spiegato che il centrocampista stava recuperando da un infortunio. E poi c'è il calciatore tunisino di 23 anni Nidhal Selmi, morto lo scorso agosto in Siria, dopo aver scelto di combattere tra le fila dei miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. Il giovane aveva finalmente coronato il sogno di entrare in nazionale, ma questo non gli è bastato. All'improvviso, infatti, è arrivata la conversione all'Islam estremo, che lo ha portato a lasciare la passione per il calcio e imbracciare le armi.
Altri cinque calciatori arruolati per la Jihad. Il mister è il boia inglese
Hanno lasciato il pallone per imbracciare un kalashnikov. Ora sono ricercati dall’intelligence di mezza Europa
