Tre milioni di euro dati a personaggi chiave nella trattativa per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Sarebbe questa la cifra spesa per riportare a casa le due cooperanti italiane rapite in Siria il 31 luglio del 2014. Non un vero e proprio riscatto, dunque, ma una sorta di budget speso per oliare i meccanismi della trattativa. «È anche possibile - spiega una fonte autorevole - che qualcosa sia arrivato ai sequestratori, ma in questi casi la rete di contatti che porta alla conclusione e fatta di infinite relazioni». E aggiunge: «In passato per altri sequestri gli ostaggi sono stati barattati con forniture di medicinali e a volte armi». Insomma, non bisogna chiamare riscatto (sia 3 milioni di euro che 12) la somma utilizzata per liberare le giovani. Del resto, su 8 ostaggi di varie nazionalità, presi proprio in Siria nell’ultimo anno, la fonte spiega che tutti i Paesi hanno sempre pagato qualcosa, anche se non lo ammettono. A chi sarebbero finiti questi soldi? Secondo indiscrezioni uno dei personaggi chiave di questa vicenda è un’autorità religiosa del posto, che avrebbe chiesto e utilizzato i denari per ricostruire una moschea distrutta dai bombardamenti. E poi ci sarebbero una serie di intercessioni da parte di servizi segreti stranieri che operano nell'area in cui Greta e Vanessa sono state rapite e che hanno aiutato la trattativa. Oltre alla vicenda del riscatto, poi, esistono anche altri punti oscuri nella vicenda del rapimento. Molti di questi, come detto dallo stesso direttore generale del Dis Giampiero Massolo durante l'audizione di ieri al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, «riguardano principalmente la magistratura». Tra questi aspetti poco chiari, però, ci sarebbe anche la modalità di attraversamento del confine turco-siriano da parte di Greta e Vanessa. Le due giovani, infatti, sarebbero entrare da clandestine e vestite con il burqa. Diversamente dal giornalista del Foglio Daniele Raineri transitato insieme a loro, che è passato in modo del tutto regolare. Se così fosse che motivo avevano Greta e Vanessa per entrare in Siria da clandestine? E ancora: le giovani non sarebbero mai state spostate dal primo luogo di detenzione, contrariamente a quanto avrebbero detto ai pm durante l’interrogatorio. In ogni caso, durante l’audizione al Copasir, il direttore del Dis è stato chiaro: «Nella comunità internazionale non esiste un 'caso italiano' in tema di sequestri». Al termine della riunione, il Copasir, anche alla luce del confronto con lo stesso Massolo, ha concordato sull’urgenza di invitare il governo ad intervenire «celermente» con nuove disposizioni normative «che nello specifico prevedano l’attribuzione di garanzie funzionali agli agenti impegnati operanti sotto copertura nella lotta l terrorismo internazionale», oltre che «un significativo aumento delle risorse da mettere a disposizione dell’intelligence al fine di poter assumere nuovo personale da impiegare fin da subito nelle operazioni più delicate». È necessaria poi «un’adeguata dotazione finanziaria da destinare all’acquisto di nuove attrezzature informatiche e tecnologiche tali da permettere un ancor più incisivo controllo e i migliori risultati possibili nel contrasto al cyberterrorismo». Il Comitato, inoltre, «ha concordato sull’urgenza di approvare nuove disposizioni normative che regolamentino la presenza di cittadini italiani nelle zone ad alto rischio e più delicate del mondo». Interventi «al fine di evitare il verificarsi di drammatici eventi».
Vanessa e Greta clandestine col burqa
Le due cooperanti hanno passato il confine con la Turchia senza farsi riconoscere
