Ormai gli orrori dello Stato Islamico sono diventati quasi routine. Ma è impossibile non rimanere scioccati dall’ultima strage delle milizie dell’Isis in Iraq. Tredici adolescenti sono stati uccisi a colpi di mitragliatrice a Mosul perché sorpresi a guardare in televisione la partita della nazionale irachena di calcio, impegnata nella Coppa d’Asia che si svolge in Australia. La strage non è avvenuta in questi giorni ma il 12 gennaio, quando l’Iraq ha giocato contro la Giordania. La notizia è stata divulgata da un sito di un gruppo di resistenza al Califfato che si chiama «Raqqa viene massacrata nel silenzio». I ragazzi si sarebbero macchiati della violazione della sharia. Prima di giustiziarli, i miliziani dell’Isis hanno diffuso l’accusa dagli altoparlanti del quartiere al-Yarmuk come monito per tutti coloro che osano infrangere la legge islamica. Poi li hanno circondati e giustiziati in mezzo alla piazza. I corpi sono rimasti per ora per terra perché i genitori avevano paura di andarli a prendere non volendo essere giustiziati a loro volta. L’escalation di atrocità commesse dagli jihadisti sta assumendo sempre più dimensioni preoccupanti. L’epicentro è sempre Mosul. Alcuni giorni fa un altro video choc era stato diffuso dall’Isis con gli omosessuali gettati da una torre. Altri video, invece, filmavano una donna che veniva lapidata e degli uomini crocifissi e bruciati. La notizia dei tredici ragazzi giustiziati ha suscitato reazioni sdegnate anche in Italia. Il presidente della commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre ritiene «sia necessario svolgere una discussione parlamentare che, nel solco della politica estera fin qui portata avanti, raccolga anche le ulteriori determinazioni del vertice di Bruxelles di ieri per intensificare la guerra al terrorismo». È sempre di ieri la notizia che l’Isis intende allargare a livello planetario le sue minacce, fino all’estremo oriente. I jihadisti hanno fatto sapere che giustizieranno due ostaggi giapponesi e ha chiesto al governo nipponico di versare 200 milioni di dollari, 180 milioni di euro, per salvare le loro vite. Duecento milioni è la stessa cifra che il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, pochi giorni fa ha detto che avrebbe dato agli Stati che lottano contro il Califfato. Il Giappone, ovviamente, ha respinto il ricatto dei miliziani. Abe si è detto «indignato» per una richiesta definita «inaccettabile». Il governo del Sol Levante ha confermato i 200 milioni di aiuti non militari ai Paesi della coalizione anti-Isis. «La comunità internazionale non cederà al terrorismo e dobbiamo essere sicuri di lavorare insieme», ha fatto sapere il governo di Tokyo. Il video che riguarda i due giapponesi dura poco meno di due minuti. Vengono chiesti 100 milioni di dollari per ciascuno degli ostaggi, entro tre giorni. A lanciare il messaggio, secondo gli analisti, potrebbe essere Jihadi John, il 23enne ex dj di Londra diventato il boia degli ostaggi. Su di lui pende una taglia da 10 milioni di dollari offerti dal Senato degli Stati Uniti. Nel filmato si vede il boia con un coltello in mano, completamente vestito di nero e con il volto coperto di scuro. Si pensa che si tratti di jihadi John perché parla con lo stesso accento dell’uomo che giustiziato i giornalisti americani James Foley e Steven Sotloff, il cooperante statunitense, Peter Kassig e i volontari britannici David Haines e Alan Henning. I due ostaggi giapponesi, Kenji Goto Jogo e Haruna Yukawa, sono in ginocchio davanti a lui, vestiti della tunica arancione che l’Isis utilizza per tutti i prigionieri. Il primo è un reporter di guerra di 48 anni che fino a pochi giorni si trovava a Kobane, nel nord della Siria. Il secondo, invece, ha 42 anni ed era stato rapito lo scorso agosto da una cellula jihadista ad Aleppo. Non è la prima volta che viene ripreso in un video. Il premier Abe, proprio in questi giorni, si trova in Medio Oriente. Per affrontare l’emergenza ha accorciato l’ultima tappa del suo viaggio. Dopo un incontro con il presidente dell’Anp Abi Mazen a Ramallah, volerà subito per Tokyo. «L’estremismo e l’Islam - ha detto il capo del governo nipponico - sono cose completamente diverse», sottolineando che «la comunità internazionale non cederà a nessuna forma di terrorismo, dobbiamo assicurarci di lavorare insieme».
Jihadisti uccidono 13 ragazzini perché guardavano il calcio in tv
Francesca Mariani Ormai gli orrori dello Stato Islamico sono diventati quasi routine. Ma è impossibile non rimanere scioccati dall’ultima strage delle milizie dell’Isis in Iraq. Tredici adolescenti...
