Occupazione fragile, inflazione ancora negativa (-0,2%), pil in crescita di un misero 0,4%, mood negativo delle imprese. È uno scenario ancora nel segno dell’incertezza quello delineato dal Bollettino della Banca d’Italia che smentisce le ottimistiche previsioni del governo, sostenitore convinto della ripresa nel 2015 con il Jobs Act a fare da motore del mercato del lavoro. La riforma, secondo il ministro Poletti, dovrebbe far sentire i suoi effetti «miracolosi» sull’occupazione già nei primi mesi dell’anno. Ma le stime della Banca d’Italia, in linea con il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea, dicono che la situazione economica continua ad essere nel segno dell’incertezza. Sarebbe azzardato e fuori luogo parlare di giro di boa nella crisi. Non a caso il sentiment del mondo imprenditoriale, secondo quanto risulta all’istituto di via Nazionale, è improntato al pessimismo. E non potrebbe essere diversamente dal momento che tutti gli indici economici sono andati peggiorando negli ultimi sei mesi. A luglio scorso si prevedeva una crescita ben più intensa all'1,3% mentre ora la Banca d’Italia non riesce a vedere che uno striminzito +0,4%. Il traguardo della fine della crisi si sposta ancora in avanti. Per via Nazionale solo nel 2016 il pil potrebbe salire dell’1,2% mentre l’inflazione tornerebbe in territorio postitivo ma sempre sotto l’1% (0,7%). Ma è anche vero che siamo ormai abituati a veder correggere le previsioni e sempre al ribasso. Peraltro questo quadro tutt’altro che roseo risente di alcuni «benefici come il calo del prezzo del petrolio, il deprezzamento dell’euro, l’accelerazione dell’attività economica negli Usa e le misure di riduzione del cuneo fiscale». Insomma senza questi fattori sarebbe andata anche peggio. Il che significa che basta il riacutizzarsi delle tensioni internazionali per far saltare tutte le previsioni. Fattori di incertezza, per Bankitalia, sono la prossima politica economica post elettorale della Grecia, l’evoluzione della crisi in Russia e l’indebolimento della congiuntura delle economie emergenti. In questo quadro di incertezza, l’istituto di via Nazionale dice che «sarà cruciale l’intensità della ripresa della spesa per investimenti». Centrale il tema del lavoro. I dati preliminari di ottobre e novembre indicano «una ripresa dell’occupazione fragile». L'occupazione «sostanzialmente invariata nel 2014, si espanderebbe complessivamente di poco meno dell'1% nel biennio 2015-16. Circa un terzo dell'aumento deriverebbe dalle misure di riduzione del cuneo fiscale contenute nella legge di stabilità: in particolare, il taglio dell'Irap e la decontribuzione per i lavoratori assunti nel 2015 con contratti a tempo indeterminato». Bankitalia poi insiste sulla necessità di continuare la politica di consolidamento del debito pubblico che a fine 2014 è arrivato al 132% del pil, in crescita di 4 punti percentuali rispetto al 2013. La legge di Stabilità contribuisce, secondo Bankitalia, a «evitare un prolungamento della fase recessiva». Sulla crescita, le misure contenute della Finanziaria impattano positivamente per lo 0,8% del Pil, ma le coperture ne sottraggono lo 0,6%. Un fattore positivo è invece il miglioramento delle condizioni di offerta del credito alle imprese. I tassi di interesse medi sui nuovi prestiti sono scesi gradualmente, pur mantenendosi superiori a quelli dell'area dell'euro di circa 30 punti base per imprese e famiglie. Giudizio positivo anche per le misure della Bce di sostegno all’economia. «Misure aggressive di sostegno monetario possono contribuire a contrastare le pressioni al ribasso sui prezzi e la debolezza dell’attività economica nell’area dell’euro e in Italia». Auspicio per la decisione dell’Eurotower sul quatitative easing. Se Draghi mettesse in campo azioni tali da portare i tassi d’interesse sui titoli di Stato a lungo termine più in basso di 50 punti base e a un deprezzamento dell'euro del 5% nei confronti delle principali valute internazionali, si «potrebbe determinare, nel biennio 2015-16, un livello del Pil complessivamente superiore di 0,5 punti percentuali per l'Italia e di un ammontare simile per l’Eurozona. I prezzi al consumo sarebbero più elevati di circa mezzo punto percentuale sia in Italia sia nell’area euro.
Banca d'italia smentisce il governo La crescita non c’è
Secondo le stime di Palazzo Koch nel 2015 aumento l'aumento del Pil sarà modesto (+0,4%)
