Economia

Fisco rapace e il denaro va in paradiso

Isole caraibiche e antichi feudi in Europa. Ecco i rifugi preferiti dagli evasori L’Ocse li ha messi in una lista per convincerli a cambiare. Ma molti resistono

Accolgono chiunque abbia soldi, tanti, da far fuggire alla rapacità del fisco che, nei paesi occidentali, è sempre più vorace. Sono i paradisi fiscali, spesso atolli caraibici dove le palme alte svettano nei boulevard ricchi di forzieri di banche dai nomi anglossasoni, ma possono assumere anche le vesti di antichi feudi nel centro dell’Europa come San Marino e il Principato di Monaco. Ma nel limbo di paesi che non rispettano alla lettera le norme della trasparenza fiscale, secondo l’Ocse che si è attivata negli ultimi anni proprio per stanare i governi più compiacenti in tema di trattamento dei redditi. Non mancano così anche rilievi alla Germania, all’Olanda, Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Paesi irreprensibili messi sotto esame insieme ai nemici che attraggono le loro ricchezze come San Marino, Singapore, l’isola di Jersey e Hong Kong. Si tratta chiaramente solo di dettagli nelle normative di riferimento. Nulla a che vedere con le giurisdizioni che di fatto accolgono con favore gli averi degli evasori di tutto il mondo. L’Ocse ha messo a punto per questo una lista nera di paesi non collaborativi. Un primo gruppo (Brunei, Repubblica Domenicana, Micronesia, Guatemala, Libano, Liberia, Isole Marshall, Nauru, Panama, Trinidad & Tobago e Vanuatu) non è riuscito a superare nemmeno la prima fase dell’analisi dell’Ocse. Così i tecnici li hanno indicati come non collaborativi per l’assenza o l’insufficienza di accordi bilaterali, di strumenti di controllo e condivisione di informazioni, relative ai correntisti stranieri. Quattro paesi come Cipro, Lussemburgo, Seychelles e Isole Vergini britanniche dopo aver superato il primo esame dell’Ocse sono stati bocciati alla prova finale. Secondo l’Organizzazione parigina, in tutti questi casi le autorità fiscali locali non hanno poteri di accesso ai dati relativi ai clienti delle banche. Così è impossibile la condivisione su richiesta delle informazioni provenienti dall’estero. Non solo evasori però, i paesi con legislazioni meno rigide nei confronti dei risparmi tartassati dal fisco sono ambiti anche dai comuni cittadini. Per loro la Kpmg, società di consulenza ha elaborato un rapporto intitolato: «Individual Income Tax and Social Security Rate Survey». Un vademecum per sopravvivere mentre il carico fiscale mondiale continua ad aumentare. A livello globale la percentuale media delle aliquote massime sui redditi è passata dal 28,6% del 2011 al 28,9% del 2012. Così nel mondo ci sono ben dieci paradisi fiscali che non applicano la tassa sui redditi, Si tratta prima di tutto delle isole come Bahamas, Bermuda e Cayman. Poi ci sono gli Stati arabi che si sono arricchiti col petrolio: Bahrain, Brunei, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati arabi. Non è comunque facile fissare la propria residenza a quelle latitudini e si richiedono grandi capitali che solo pochi possono vantare. Esiste comunque, come spiega Kpmg, una varietà di altri Stati, molto vicini e spesso in Europa, in cui la «top rate» applicata dai governi è straordinariamente bassa. C’è ad esempio un elenco di 20 Paesi in cui l’aliquota massima è inferiore al 20%. Si trovano soprattutto nell’Europa dell’Est: a partire dalle vicine Slovacchia (19%), Serbia (15%), Albania (10%), Bosnia (10%). Per proseguire con Bulgaria (10%), Macedonia (10%), Repubblica Ceca (15%), Romania (16). Nell’elenco compare anche la Russia. Mentre per chi vuole dirigere i propri flussi verso l’Inghilterra ci sono tre isole che applicano solo il 20%: Guernsey, l’Isola di Man e Jersey.

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