Economia

La «bomba» del debito pubblico in scadenza

Rapporto Unimpresa: nel 2015 vanno rifinanziati 319 miliardi di euro Entro il 2019 bisogna convincere i risparmiatori a reinvestirne 964

C’è un altra tegola che potrebbe cadere su tutte le buone intenzioni del governo Renzi. E cioè il fatto che nonostante la buona volontà e gli impegni per rilanciare l’economia, il debito pubblico continua a essere un fardello gravoso. Non solo per il suo valore assoluto, visto che secondo le ultime rilevazioni ha abbondantemente superato i 2157 miliardi di euro, ma anche perché ogni mese una parte dei titoli che lo compongono vanno in scadenza e devono essere rifinanziati. Ovvero occorre il Tesoro deve andare sul mercato e convincere gli investitori a mettere le loro risorse nelle casse della Repubblica italiana. Compito non facile tra il 2011 e il 2012 quando l’instabilità dell’euro si scaricò sulle decisioni dei grandi acquirenti di obbligazioni statali che snobbarono gli inviti del ministero dell’Economia italiano, pretesero rendimenti più elevati di quelli offerti e scatenarono la crisi dello spread. Acqua passata. Ma questo non significa che il pericolo di una nuova crisi nei rendimenti sia un evento impossibile. La massa di titoli da rifinanziare nel 2015 è comunque da brivido. «Oltre 317 miliardi di euro di debito pubblico da rinnovare nel 2015: entro la fine dell'anno appena cominciato vanno in scadenza 119,4 miliardi di Buoni ordinati del Tesoro, 140,2 miliardi di Btp, 25,7 miliardi di Cct e 31,4 miliardi di Ctz». A dirlo è di un rapporto realizzato dal Centro studi di Unimpresa secondo il quale «nel quinquennio 2015-2019 scadono obbligazioni statali per complessivi 964,2 miliardi e nel periodo 2020-2044 per altri 762,7 miliardi: in circolazione, complessivamente, ci sono titoli di Stato pari a 1.726,9 miliardi. Nel primo semestre di quest’anno scadono 166,1 miliardi di debito pubblico, mentre da luglio a dicembre vanno rifinanziati 150,9 miliardi». L’analisi di Unimpresa, basata su dati della Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze, rivela che «nel quinquennio 2015-2019 va rifinanziato debito pubblico per un ammontare complessivo di 964,2 miliardi. Nell'arco del 2015 le scadenze delle obbligazioni emesse dal Tesoro sono suddivise in maniera omogenea: nel primo trimestre di quest’anno vanno rifinanziati titoli di Stato per 81,5 miliardi, nel secondo trimestre 84,5 miliardi, nel terzo trimestre 74,1 miliardi e nel quarto trimestre 76,8 miliardi». Nel dettaglio, «quest’anno arrivano a fine corsa 119,4 miliardi di Bot, 140,2 miliardi di Btp, 25,7 miliardi di Cct e 31,4 miliardi di Ctz. L'anno prossimo vanno rifinanziati 138,3 miliardi di btp, 14,4 miliardi di cct e 21,2 miliardi di Ctz; nel 2017, scadono 164,5 miliardi di Btp e 31,4 miliardi di Cct; nel 2018, in agenda ci sono scadenze di Btp per 107,1 miliardi e di Cct per 28,1 miliardi; nel 2019 sono previsti rifinanziamenti di Btp per 129,3 miliardi e di cct per 12,6 miliardi», sottolinea Unimpresa. «Successivamente, fra il 2020 e il 2044, arrivano a fine corsa altri 762,7 miliardi di titoli di Stato: si tratta di 754,9 miliardi di Btp e di 7,7 miliardi di Cct. Complessivamente, i titoli di Stato in circolazione e quindi in scadenza sono pari a 1.726,9 miliardi: 119,4 miliardi sono Bot, 1.434,6 miliardi sono Btp, 120,1 miliardi sono Cct e 52,7 miliardi sono Ctz», continua Unimpresa. «La recente discesa dei differenziali di rendimento è certamente un elemento rilevante per i conti pubblici. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi oscilla attorno a quota 130 punti base e il calo riduce la spesa per interessi a carico del bilancio dello Stato. È un risultato positivo che va cavalcato e ulteriormente migliorato. L'ideale sarebbe avvicinarsi ai 100 punti in modo tale da allontanare il più possibile la speculazione finanziaria sui titoli pubblici italiani e da accumulare addirittura un consistente tesoretto da spendere per la crescita economica», continua la nota. «Sarà un anno impegnativo sul versante delle emissioni di titoli di Stato e del debito pubblico in scadenza. Sarà importante avere una solida stabilità politica per dare le opportune rassicurazioni agli investitori, italiani e stranieri, che comprano Bot e Btp. Una solidità che il nostro Paese dovrà essere in grado di mostrare sin dai prossimi giorni quando, dopo le dim issioni del presidente della Repubblica in carica Giorgio Napolitano, andrà eletto in Parlamento il nuovo Capo dello Stato -sottolinea il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi-. L'elezione del nuovo inquilino del Quirinale è pertanto decisiva».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.