«Il sistema fiscale del nostro Paese ormai è in tilt con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Fatti di cronaca come gli "schiavi di Rosarno" e «il crack Parmalat» o "l’affare Monte dei Paschi" e «l'Expo» fino a «Mafia Capitale»hanno viaggiato a «P.A. zero» fino ad impattare nella magistratura inquirente. Solo lei, con tutti i suoi problemi, infatti, resta l’unico baluardo a difesa delle istituzioni». Ad affermarlo è Giancarlo Barra, segretario generale di Dirpubblica, nel corso del convegno su fisco e previdenza organizzato domenica scorsa a Roma dal sindacato dei dirigenti e funzionari della P.A. «Se l'ispezione fiscale fosse, invece, più penetrante e generale di quella specifica eseguita a soli fini penali ci si renderebbe conto, sostiene Barra, di come un’amministrazione fiscale sostanzialmente diversa da quella attuale avrebbe la possibilità di conoscere certe gravissime disfunzioni del mondo economico, in anteprima e magari scongiurarle». «Nel caso di Mafia Capitale, ad esempio, domanda Barra, è stato fatto qualche accertamento fiscale alle cooperative che si occupavano di immigrati?». Il compito delle Procure, sottolinea il segretario di Dirpubblica, è quello di reprimere, ma il compito della P.A. (della quale deve far parte l'ufficio fiscale) è quello di prevenire. Nei Paesi avanzati, infatti, c'è molta più amministrazione e molta meno giurisdizione». È un quadro disastroso quello che Barra traccia sul sistema fiscale italiano sottolineando che l’Agenzia delle Entrate a fronte di un sommerso di 220 miliardi di euro, sostiene di recuperarne 12, che effettivamente si riducono a 7, ma ne costa allo Stato 4. A questo punto, per Dirpubblica, non ci sono aggiustamenti da fare e l'unica soluzione sta nel resettare tutto il sistema ricostruendolo in forma regionalistica di un «Fisco Federale» e non federalismo fiscale. Un progetto che prevede una fiscalità regionale nel contesto di uno Stato federale forte e autorevole; le regioni impongono, accertano e riscuotono i tributi con propri uffici i cui funzionari e dirigenti sono iscritti in un apposito elenco tenuto presso la Presidenza del Consiglio. Nel contempo, "pagano le loro tasse" allo Stato su una percentuale del Pil regionale.
Fisco allo sbando
Il Federalismo non basta. Serve l'Erario federale
