Economia

Italia impaurita e cinica non investe più

Famiglie e imprese bloccate dal timore del futuro. E' la foto del Censis. Il 60% pensa che potrebbe finire in povertà da un momento all'altro

Chi ha i soldi se li tiene stretti; prima di lanciarsi in qualche spesa o di investire in un progetto, ci pensa mille volte e alla fine decide di risparmiare. Per il 47% degli italiani il picco della crisi è alle spalle ma l’orizzonte del futuro anche a medio termine resta dominato dall’incertezza. Ecco quindi che è preferibile la prudenza, il risparmio. Meglio tenere i soldi depositati in banca anche se non rendono nulla. C’è poi il capitale dei senza lavoro, 8 milioni di individui, che vorrebbe ma non riesce a trasformarsi in energia lavorativa. Giovani umiliati con lavori sotto inquadrati, rispetto al proprio titolo di studio, o «ibridi»; uno su due ha un'occupazione temporanea, intermittente o ha una finta partita Iva. Il quadro che emerge nel 48esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese è di un'Italia ripiegata su se stessa, attendista e cinica. Gli italiani «soli» e «narcisi» si sentono vulnerabili. C’è un uso intenso dei social network (dal 49% della popolazione e dall'80% degli under 29) eppure domina la solitudine e la diffidenza. Solo il 20,4% degli italiani pensa che gran parte della gente sia degna di fiducia, mentre il 79,6% è invece convinto che bisogna stare molto attenti. Il 60% pensa che da un momento all'altro chiunque potrebbe finire in povertà. Per questo prevale la filosofia del «bado solo a me stesso». Il «bel vivere» che era un tratto caratteristico del nostro Paese è un ricordo lontano. Anche chi potrebbe concedersi qualche agio taglia su tutto: su pranzi e cene fuori, viaggi in auto e vacanze. Le diseguaglianze aumentano, c’è meno integrazione, il ceto medio si corrode, con «rischio di tensioni se si rompe l'equilibrio», e nascono meno figli. Il tutto si riflette sulla gestione dei soldi da parte delle famiglie. Aumentano del 4,9%, tra il 2007 e il 2013, depositi bancari e contanti. La spesa pagata cash ammonta a circa 410 miliardi (il 41% del totale). I risparmi servono far fronte a possibili imprevisti (45% famiglie) o per sentirsi le spalle coperte (36%). Secondo il Censis, il contante è lo strumento «dell'informale, del nero, del sommerso, per creare reddito non tassato e abbassare i costi». Le famiglie sono sempre più l’unico ammortizzatore sociale dei giovani. Dei circa 4,7 milioni di giovani che vivono per conto proprio, oltre un milione non riesce ad arrivare a fine mese. Sono 2,4 milioni quelli che ricevono «regolarmente o di tanto in tanto» un aiuto economico dai propri genitori. Il merito sprofonda nella scala dei valori. Dilaga la convinzione che per riuscire nella vita l'importante è avere le conoscenze giuste (per il 29%), mentre l'intelligenza raccoglie solo il 7% delle risposte. Ripiegati su se stessi sono anche gli individui: il 47% degli italiani dichiara di restare solo durante il giorno per 5 ore e 10 minuti in media. Come se si vivesse 78 giorni di isolamento in un anno. Cambia il modo di relazionarsi con l'altro, ruolo importante rivestono i social network utilizzati dal 49% della popolazione, all'80% tra gli under 29. La società viene descritta dal Censis con la metafora delle «sette giare», caratterizzate da potenza interna, ma senza processi esterni di dialettica. I medio-piccoli imprenditori sono concentrati sull'export e sull'internazionalizzazione e sono poco inclini a fare gruppo. Soffre il grande capitalismo, si cede agli stranieri e si riorganizzano le aziende (lo ha fatto il 41,8%). Nel comparto industriale c’è un fortissimo calo degli investimenti con un'incidenza sul Pil al 7,8%. Rispetto al 2007, la mancata spesa cumulata per investimenti ha raggiunto il record di 333 miliardi. Chi invece sembra affrontare meglio la crisi sono gli immigrati: dal 2011 a oggi i negozi al dettaglio gestiti da stranieri nel nostro Paese sono 125.965 (il 15% del totale) con una crescita del 13,4%. Unico dato consolante è che siamo la quinta destinazione turistica al mondo con 186,1 milioni di presenze turistiche straniere nel 2013 e 20,7 miliardi di euro spesi, (+6,8% rispetto al 2012). Inoltre sempre più persone parlano la nostra lingua: circa 200 milioni nel mondo. E la politica? Per il presidente del Censis De Rita corre tre pericoli: «il secessionismo sommerso, il populismo e l'autoritarismo»; deve quindi riprendere la «sua funzione di guida, di promotore dell'interesse collettivo».

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