Economia

L’Ue rimanda Roma a marzo

Sulla Stabilità il voto di fiducia. Il commissario Moscovici: più tempo sui conti. Ma serve la verifica

Matteo Renzi aveva spiegato che da gennaio la Ue non avrebbe più imposto le linee di politica economica all’Italia. «Dal primo gennaio nessuno potrà più dirci che dobbiamo fare i compiti a casa» ha detto il 25 novembre scorso a Strasburgo. Non è esattamemente così. Il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, dopo aver specificato di aver concesso più tempo a Roma solo per la carenza di informazioni ha lanciato il suo ultimatum: «È necessario che da qui a marzo le cose avanzino. La Commissione non esiterà a prendersi le sue responsabilità». Insomma la Commissione ha dato più tempo al governo ma ciò non signfica che il governo può tirare i remi in barca. Anzi il messaggio sembra quello di prepararsi a chiedere agli italiani altri sacrifici. «L’Italia ha già fatto qualche progresso rispetto alle richieste di riforme per la riduzione del deficit strutturale, ma riteniamo che qualche piccolo sforzo in più possa e debba essere chiesto anche in un contesto di difficoltà economiche» ha concluso Moscovici. Dunque il lavoro di Renzi non finisce con l’approvazione della Legge di Stabilità sulla quale comunque il governo ha già posto la fiducia alla Camera. Chiesta con tre voti distinti sui tre articoli in cui la manovra è stata suddivisa. Il lavoro del week end per il Parlamento si annuncia abbastanza intenso. Oggi i deputati sono chiamati a confermare la fiducia al governo e domani a votare il provvedimento nella sua interezza. Il voto dovrebbe filare liscio. E la prossima settimana il testo passerà al Senato, dove dovranno essere sciolti i nodi rimasti insoluti, dai tagli alle Regioni alla ricollocazione del personale delle province. Ma come ha spiegato il relatore in Commissione Bilancio di Montecitorio Mauro Guerra, Palazzo Madama dovranno intervenire per alleggerire l'aggravio della tassazione sulla rivalutazione di fondi pensioni e Tfr, sulle fondazioni, sulle casse previdenziali, con l'impegno del governo ad intervenire anche sui minimi e sull'Irap. Una modifica sul fronte delle partite Iva è stata chiesta da Ncd, mentre Forza Italia insiste per un intervento migliorativo sul capitolo previdenza complementare. Al Senato potrebbe inoltre essere affrontata anche la sostituzione di Imu e Tasi con la nuova «local tax». Ma in questo caso non è ancora chiaro che direzione prenderà il cambiamento. Il Tesoro non si ingatti ancora proncunciato sulla tempistica della nuova tassazione sulla casa.

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