Economia

Avvocati liberi sulle tariffe e sulla pubblicità

Il procedimento avviato dall'Antitrust sull’utilizzo da parte degli avvocati di siti internet si è concluso con una sanzione da 1 milione di euro inflitta al CNF

Con il parere n.48/12, il CNF vietava l’utilizzo da parte degli avvocati di siti internet – quale piattaforma Amica Card – ritenendo che aderire ad Amica card fosse accaparramento di clientela. Il procedimento avviato dall'Antitrust sulla correttezza di tale parere, si è concluso con una sanzione da 1 milione di euro inflitta al CNF, per aver ristretto la concorrenza limitando l’autonomia degli avvocati in materia di pubblicità. Il CNF, appreso del provvedimento sanzionatorio dell’Antitrust, ha dichiarato di voler ricorrere al Tar ritenendo tale provvedimento abnorme e sproporzionato. Amica Card si dichiara pronta a richiedere i danni al CNF e a tutti gli ordini che hanno pubblicato il parere online, per una cifra ben superiore a quella inflitta dall'Antitrust.   L’ideatore e Amministratore delegato di Amica Card, Gionatan Ciminiera dichiara: “Il CNF ricorre al Tar, noi ricorreremo in sedi civili per una richiesta danni che è ben oltre 1 milione di Euro. In questi due anni, Amica Card ha perso il 20% del fatturato a causa di un parere che ha prodotto l’effetto di disincentivare gli avvocati ad aderire al circuito. Abbiamo raccolto tutta la documentazione necessaria, attendevamo da anni questa decisione. Il parere del CNF ha causato non pochi problemi alla piattaforma Amica Card, con grandi ripercussioni sui bilanci e sull’immagine della stessa. Infatti, il parere n.48/12 ha costretto la nostra Società a sospendere temporaneamente gli investimenti pubblicitari preventivati per le categorie professionali, proprio per non esporre i professionisti alle sanzioni deontologiche minacciate dai diversi ordini di appartenenza. Questa sentenza restituisce dignità e decoro ai 6500 professionisti aderenti ad Amica Card, più volte etichettati dagli ordini come professionisti di serie B, semplicemente perché offrivano uno sconto ai nostri tesserati. Da oggi possiamo investire pesantemente per soddisfare tutti gli avvocati che ci hanno dato fiducia e finalmente si apre la strada a molti giovani avvocati che grazie a piattaforme come la nostra, possono affermare la propria professionalità”.   Secondo l’Antitrust, che sanziona pesantemente il CNF, il parere limitava l’impiego da parte degli avvocati di un importante canale di distribuzione dei servizi professionali messo a disposizione dalle nuove tecnologie, potenzialmente in grado di raggiungere un ampio numero di consumatori sul territorio nazionale. Piattaforme quali Amica Card infatti, costituiscono un mezzo idoneo a fornire agli avvocati nuove opportunità per entrare nel mercato. Si legge nella sentenza che la piattaforma Amica Card è caratterizzata dal proporre ai consumatori servizi a prezzi scontati. Ne deriva che la censura del CNF verso tali strumenti di commercializzazione dei servizi è idonea a limitare politiche di prezzo competitive, ostacolando l’instaurarsi di una maggiore concorrenza tra professionisti anche sotto tale profilo. La decisione dell’Antitrust conferma il processo di liberalizzazione delle professione forense, avviato nel 2006 con la riforma Bersani e la possibilità per gli avvocati di operare in un mercato caratterizzato dalla libera concorrenza, mediante l’utilizzo di quei mezzi di comunicazione che permettono in maniera più immediata ed efficace la pubblicizzazione dei servizi offerti. Del resto siamo nel terzo millennio e non sono più ipotizzabili limiti o censure, come quelle poste dal CNF che risultano del tutto anacronistiche.

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