Ennesima doccia gelata su Renzi. Dopo la Commissione europea che ha aggiornato le stime economiche d’autunno, ieri è stata la volta dell’Ocse a cui si sono aggiunte le dichiarazioni preoccupate del presidente della Bce Mario Draghi. Nel suo «Preliminary Economic Assessment», il documento che anticipa l’Economic Outlook che verrà diffuso a fine mese, l’Ocse vede l’Eurozona scivolare lungo il baratro della deflazione. Questa volta sotto i riflettori non c’è solo l’Italia. L’organizzazione di Parigi dice che il nostro Paese insieme alla Francia ma anche alla Germania, a causa di fiacche performance economiche, pesano sull’Eurozona che continua ad avere una performance di estrema «debolezza», con una disoccupazione «ancora in crescita e destinata a restare elevata» e lo spettro della bassa inflazione che si fa sempre più concreto. La zona Euro rappresenta un pericolo per l’economia mondiale. Per l'Italia, l'Ocse rilascia previsioni peggiorative sia rispetto al governo che rispetto alla Ue. Il Pil dell'Italia crescerà dello 0,2% nel 2015 (contro il +0,6% scontato dalla Legge di Stabilità) e dell'1% nel 2016 (in linea). Questi numeri collocano il Belpaese, nonostante il lieve miglioramento rispetto al +0,1% di settembre, in fondo alla classifica per l'anno prossimo, davanti alla sola Russia, ferma a zero. Un aiuto per dare una sferzata all’economia potrebbe venire dal Jobs Act, di cui l’Ocse riconosce la funzione di «stimolo» per creare nuove occasioni occupazionali; ma la «sfida chiave sarà di far seguire agli annunci i fatti». Per dare una scossa all’economia dell’Eurozona, l'Ocse ha chiamato in causa la Bce che, dice, dovrebbe avviare un programma di «quantitative easing» (acquisto di bond sul mercato), seguendo l'esempio di Usa e Giappone, comprando anche titoli di Stato. Il pressing su Francoforte è arrivato proprio il giorno in cui Draghi ha riunito il board della Banca centrale. Al termine della riunione in cui il presidente della Bce avrebbe ricompattato il fronte interno dopo che nei giorni scorsi si erano diffuse le voci di una fronda polemica verso la sua gestione guidata dalla Bundesbank, Draghi ha lasciato intendere che l’operazione di quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli del debito, potrebbe essere alle porte. Il Consiglio della Bce si è detto disponibile a mettere in campo «ulteriori misure» qualora quelle misure attuali «non fossero necessarie» a garantire una ripresa sostenibile e un rialzo dell'inflazione. Come se il messaggio non fosse abbastanza chiaro, Draghi ha anticipato che «a dicembre ci sarà una discussione ad ampio raggio sulle decisioni da prendere». La svolta invocata da più parti appare insomma alle porte e la portata di questo nuovo «bazooka» potrebbe essere imponente. Lo stesso governatore nell'Eurozona ha rimarcato che è in corso «un indebolimento della dinamica della crescita» che indica «una revisione al ribasso della crescita del Pil reale fino al 2016». Quanto ai contrasti all’interno della Bce, Draghi ha smentito: «non ci sono divisioni tra Nord e Sud».
Anche l’Ocse smentisce Renzi
Nel 2015 il Pil crescerà solo dello 0,2% e non dello 0,6% come previsto nella Stabilità. Draghi: misure più forti se la crisi Ue peggiora. Verso l’acquisto di titoli del debito
