È il governo uno dei principali soggetti attivi, sebbene defilato, nella partita della ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena. A confermare il suo ruolo è stato il sottosegretario Graziano Delrio che ieri ha detto esplicitamente che il «dossier è sul tavolo del ministro Padoan, sta valutando lui le opzioni. Io non commento». Dunque via XX settembre non sta certo alla finestra nel passaggio stretto nella quale si trova la banca senese il cui cda oggi deve dare il via libera all’aumento di capitale da 2,1 miliardi di euro richiesto dopo l’esito degli stress test di capitale da parte della Banca Centrale Europea. Una notizia che ha depresso il titolo in Borsa con perdite a due cifre e che ha costretto i vertici Alessandro Profumo e Fabrizio Viola a rimettere in pista un piano per cercare i due miliardi e cento necessari a mettersi in linea con le richieste della Eurotower. Qualcosa deve essere comunque andato storto nelle loro valutazioni se già, a luglio scorso a Cernobbio, il numero uno del fondo Algebris aveva detto: «Secondo i miei numeri Mps doveva fare un aumento di capitale da 6 miliardi e non da 5. Le mie stime non sono cambiate ma ho una visibilità limitata rispetto al Cda e ai manager. Non tanto limitata con il senno di poi. In ogni caso l’attività di sostegno da parte dell’esecutivo a Siena non sembra mancare. Un intervento diretto con l’ingresso in qualità di socio è considerata un’opzione poco gradita. Per questo una parte dello staff di Padoan, che si sta specializzando proprio nell’attrazione degli investimenti dall’estero, starebbe lavorando anche sul fronte estero per portare partner credibili a Siena. Magari in un secondo momento oppure contestualmente all’aumento di capitale che potrebbe per questo essere anche superiore ai 2,11 miliardi chiesti da Francoforte. Nei dettagli del nuovo aumento sarà importante capire se sarà previsto o meno il diritto di opzione. La mancanza del diritto favorirebbe l’ingresso di uno o più nuovi attori. Sul punto sono già arrivati i primi distinguo.La banca spagnola Santander ha affermato di non aver valutato l’acquisizione di quote del Monte. L’ad Javier Marin ha detto: «Non stiamo guardando il dossier e non abbiamo contatti». Possibilista invece il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Bazoli, secondo il quale: «Non debbono più esistere steccati sulla possibile acquisizione dall’estero di banche italiane anche grandi». Defilata resta Bnp Paribas mentre la Fondazione Mps ha nominato un advisor, il Credito fondiario, per essere aiutata nelle decisioni da prendere.
Mps, anche il Tesoro in cerca del socio
Dossier sul tavolo di Padoan. Oggi via alla ricapitalizzazione da 2,1 miliardi Ma i tecnici del ministero sono già al lavoro per l’arrivo del futuro partner
