Non solo energia e tecnologia. Dopo Eni, Enel, Telecom e Prysmian, la banca centrale cinese entra anche nel capitale sociale di Mediobanca. Il salotto buono della finanza italiana, tempio di Enrico Cuccia che per mezzo secolo rappresentò il crocevia delle grandi operazioni del capitalismo italiano. Ebbene da ieri in Piazzetta Cuccia sono arrivati i soldi della Cina. Un ingresso anche simbolico se si considera che il governo di Pechino, che ancora si professa comunista, entra con una partecipazione rilevante nel luogo a più alta concentrazione di capitalismo in Italia. In realtà si tratta solo di un acquisto di quote azionarie rilevanti che, secondo la normativa Consob, debbono essere rese pubbliche. Il compratore è la People’s Bank of China, la banca centrale cinese che, dallo scorso 14 ottobre, detiene il 2,001% del capitale di Mediobanca. E che aggiunge la quota nella banca milanese al 2,071% di Enel, il 2,1% di Eni, il 2,001% di Fca, il 2,081% di Telecom Italia, il 2,018% di Prysmian group e il 2,014% di Generali. L’interventismo sulle quotate italiane segue la recente visita del premier cinese Li Keqiang che, incontrando Renzi, ha siglato accordi di cooperazione e assicurato investimenti cospicui in Italia. Anche se la quota del 2% non dà automaticamente posti nel cda al socio cinese sarà inevitabile, prima o poi, che i grandi fondi sovrani che investono nelle banche e nelle aziende chiedano più spazio negli organi esecutivi. Un problema sentito anche dall’ad di Intesa SanPaolo, Carlo Messina che ieri ha detto: «Sarà inevitabile che in tutti i meccanismi futuri delle gestione di banche in cui la maggioranza del capitale è nelle mani di investitori internazionali ci possa essere una presenza di questi». Parlando di Intesa, Messina ha spiegato che «sarà inevitabile» un ingresso dei fondi in consiglio. A prospettare la fine del capitalismo di relazione e dei patti di sindacato ci sono anche le parole di Yngve Slyngstad, numero uno del fondo sovrano Norges Bank Investment Management, ieri al Corriere della Sera. L’economista ha dichiarato che nell'ambito delle assemblee delle società quotate in cui hanno delle quote «esprimeremo le nostre intenzioni di voto prima delle assemblee annuali perché il nostro obiettivo è aumentare la trasparenza».
La Cina nel salotto buono della finanza
La banca centrale di Pechino acquista il 2% del capitale di Mediobanca
