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«Abbattere immobili significa tornare all’anno mille»

A Cerignale (Piacenza) ruspe in azione da quando Monti ha introdotto l'Imu sulle case rurali. La loro registrazione costava 2mila euro

«Abbattere immobili significa tornare all’anno mille»

«Distruggere immobili per non pagare tasse ha un costo sociale immenso. Si modifica il territorio e la sua storia. Si perde l’identità e, soprattutto, dove c’era l’uomo ritorna la terra. Dunque. almeno nelle nostre zone, questo ci riporta indietro all’anno mille».

Il sindaco di Cerignale, in provincia di Piacenza, Massimo Castelli, amministra un comune di 150 abitanti, a 150 chilometri da Milano, che sta diventando un deserto. Molti segni della civiltà rurale, che per mille anni ha modificato il territorio, non solo sono stati abbandonati, ma ora, sulla scorta delle ristrettezze economiche, stanno per essere cancellati con le demolizioni.

«Ed è un costo sociale che la nostra storia e cultura non ci dovrebbe consentire. Perché l’economia in mano ai ragionieri, e ai loro tagli lineari, sta mandando in fumo un patrimonio che non ha eguali. Qui da noi è nata la cultura del territorio, ma se non c’è più né l’uomo né la sua casa, si tagliano le radici definitivamente» segnala a Il Tempo Castelli che ormai si sente un norvegese. Non nel senso geografico del termine ma in quello demografico: «Milano è a soli 150 chilometri ma vivo in un’area con una densità abitativa scesa a tre abitanti per chilometro quadrato, come in Norvegia. Non interessa a nessuno. Ma la collettività e lo Stato non considerano ad esempio il fatto che abbiamo 1,5 milioni di alberi. È un valore o no? ».

Nessuno ha finora bloccato le demolizioni che sono aumentate, però, da quando la follia legislativa cominciata con il governo Monti ha introdotto l’Imu sui fabbricati rurali. «Fino ad allora non producevano reddito ed erano esentati. Poi in nome del gettito sono stati assoggettati alle tasse. E lì è cominciato il disastro perché a fronte di un incasso di qualche decina di euro all’anno, i proprietari dovevano pagarne 2 mila per trascrivere il bene dal catasto agricolo a quello urbano. Mi sono trovato in Comune file di persone, anziani proprietari, che mi chiedevano cosa fare» aggiunge il sindaco Castelli. Che segnala anche un effetto di depauperamento del patrimonio collettivo.

«Se si demolisce un immobile e lo si cancella dal catasto si perde un valore per sempre. Finché esiste un rudere, infatti, si può riattare con una semplice richiesta al comune. Se sparisce, considerate le norme attuali, ricostruire diventa più costoso e più difficile».

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