Le strade di Confindustria e Governo si separano. Agli industriali l'intervento su Tfr, la nuova modifica al Job act e il possibile aumento dell'Iva non piacciono agli industriali. Il leader Giorgio Squinzi dal palco napoletano del Forum della piccola industria, la categoria più colpita dall'intervento sul trattamento di fine rapporto, lo dice chiaramente. "Per quel poco che si è capito finora dall'annuncio di un intervento sul Tfr, l'unico reale beneficiario di questa operazione sarebbe il Fisco - ha detto Squinzi nel suo intervento alla Città della Scienza - l'ipotesi sul Tfr fa sparire con un solo colpo di penna circa 10-12 miliardi per le imprese italiane, se questa è la strada che s'intende seguire la risposta è semplice. Ce l'ho già oggi: è no". "Lavoro, coraggio sull'articolo 18". «Non è una legge a creare occupazione. Sappiamo però che una legge malfatta i posti di lavoro può distruggerli» ha proseguito Squinzi riferendosi alla riforma del lavoro e ricordando che «la ragionevolezza consiglierebbe dunque di andare in una direzione che renda più facile creare il lavoro e meno costoso quello stabile e di qualità» aggiunge, «se si decide di cambiare come i tempi della crisi ci sollecitano, facciamo davvero, senza mediazioni che tolgano coraggio e senso al provvedimento». Un Governo quindi che sia ancora più deciso del solito, anche perché «non c'è da vincere solo la battaglia sul reintrego o meno, c'è un intera filiera della conservazione da battere, che è molto ben organizzata. Ed è efficiente». «La vera riforma è culturale, ed è convincere la parte del Paese che pensa solo a rivendicare diritti ormai inesigibili» ha aggiunto. Senza contare che poi anche l'Europa sembra aver perso presa ed autorevolezza: «La corda del cieco e ostinato rigore è stata tirata troppo a lungo e così dall'Europa della convergenza si rischia di cadere in quella delle decisioni unilaterali». «La scelta francese apre un potenziale conflitto non solo con i rigoristi - ha aggiunto Squinzi riferendosi al mancato rispetto del patto di stabilità annunciato da Parigi - ma anche con i Paesi che hanno dovuto bere l'amara medicina del rigore e del commissariamento». Un'amarezza inedita verso Bruxelles, che travolge Squinzi: «Oggi facciamo fatica a sentirci europei. Anche un europeista convinto come me comincia a covare dubbi non sull'Europa, ma si come è stata costruita la casa europea finora - ha concluso - oggi abbiamo l'euro e poco altro, troppo poco».
Tfr in busta paga, Squinzi dice no a Renzi
Scontro Confindustria-Governo. Il leader degli industriali: "L'unico reale beneficiario di questa operazione sarebbe il Fisco"
