D iceva un detto latino "homo sine pecunia imago mortis". Per Montesquieu "un uomo è povero non già quando non ha niente, ma quando non lavora". La riforma del lavoro è al centro del dibattito politico-sindacale. Se ne sentono di tutti i colori. Viene minacciato uno sciopero generale qualora dovessero essere toccate le tavole di Mosè. La disoccupazione giovanile è oltre il 50%. Se un cinquantenne dovesse perdere il posto si ritroverebbe nel deserto senza acqua e cibo. Disperato. Si grida alla ineguaglianza, agli evasori e a quanti sfruttano le persone. Con il lavoro nero. La storia ci ha ricordato lo sfruttamento degli schiavi e l'arricchimento dei pochi. Sfruttatori. Chi si cela dietro a proclami, che gridano sulla sperequazione, è quasi da paragonare agli stessi sfruttatori. Il lavoro, diceva Seneca, fatto controvoglia non val niente. Aggiungo che l'intraprendere è lo stimolo per l'uomo a mettere in gioco se stesso. Con la molla, della volontà e del sacrificio, che lo spinge al rischio e alla ricerca della ricchezza. Questa crea se deriva dalla economia reale. Distrugge le masse, se perviene da un criminale capitalismo finanziario globalizzato. La legge impone rispetto di regole troppo incomprensibili che sono pane per il legulei. Il lavoratore va tutelato. La perdita del lavoro costituisce distruzione morale e materiale della famiglia. Ci si abbruttisce nonostante Dante. "Fatti non foste per viver come bruti…". Il clima sociale è scuro. Nessuno vuole rischiare e i cervelli sono intorpiditi. Regna la strategia di un invisibile regime del terrore. È la dittatura della tecnocrazia in nome di una democrazia che, così come è, "non è altro che i vizi dei pochi messi alla portata di tutti". Non viviamo nel paradiso terrestre ma in una giungla globalizzata. Pericoli dietro ogni angolo. I politici rappresentano il popolo che, in ogni forma di governo, sarebbe il vero legislatore. Keynes definì spiriti animali quella massa di persone che inconsciamente costruiscono l'economia. Sono spariti perché, se l'economia non riparte, è colpa di noi stessi. Degli egoismi difesi da rappresentati di caste, paladini del loro fortificato orticello.
Rilancio frenato da egoismi e caste
di Riccardo Riccardi Diceva un detto latino "homo sine pecunia imago mortis". Per Montesquieu "un uomo è povero non già quando non ha niente, ma quando non lavora". La riforma del lavoro è al...