L'Italia ha la sesta economia sommersa dell'area Ocse dopo Turchia, Estonia, Messico, Grecia e Polonia. È quanto emerge da uno studio dell'Ocse sulla piccola e media impresa italiana. Il valore dell'economia sommersa della penisola è pari a circa il 27% del Pil. Si tratta di dati notevolmente superiori a quelli forniti dall'Istat che, per l'anno in oggetto (il 2008), stimava le dimensioni dell'economia sommersa tra il 16,3% e il 17,5% del Pil. La crisi ha colpito soprattutto le piccole realtà imprenditoriali. Dal 2008 al 2010 hanno cessato le attività 63 mila imprese, pari all'1,5% del totale, con la perdita di 610 mila posti di lavoro. Il nostro Paese è quello nell’Eurozona che ha visto aumentare la disoccupazione. L’incremento è stato dello 0,3% raggiungendo quota 12,6% a fronte di un tasso nella zona della moneta unica rimasto stabile all’11,5%. In Italia le imprese fondate da donne appaiono «sottocapitalizzate, in parte a causa di discriminazione sul mercato del credito». Le imprenditrici trovano più difficoltà rispetto ai colleghi uomini a ottenere un prestito bancario e, quando lo ottengono, devono affrontare termini e condizioni peggiori, anche quando il profilo di rischio è lo stesso degli uomini. L’Ocse però rileva anche che l'Italia è diventata un ambiente «piuttosto favorevole» alla nascita di nuove imprese grazie ai «miglioramenti degli ultimi anni» ma persistono «significative barriere normative» all'espansione delle aziende a causa di «un sistema fiscale complesso che impone elevati costi non legati alle retribuzione alle Pmi e alle deboli garanzie per il rispetto dei contratti.
L’Italia al top per economia sommersa
L'Italia ha la sesta economia sommersa dell'area Ocse dopo Turchia, Estonia, Messico, Grecia e Polonia. È quanto emerge da uno studio dell'Ocse sulla piccola e media impresa italiana. Il valore dell'e...