Economia

Della Valle ha un nemico: Marchionne

Il patron di Tod’s attacca l’ad di Fca: è un furbo, non mantiene le promesse

Nella schiera dei cosiddetti nemici del cambiamento Diego Della Valle, patron delle Tod’s, ha iscritto da ieri anche Sergio Marchionne. L’uomo che ama attaccare tutto quello che non gli è congeniale con modi spicci ha preso di mira l’ad di Fiat, ormai multinazionale americana, reo di aver offeso il socio in affari nella disastrosa avventura del treno Ntv, Luca Cordero di Montezemolo. Già, l’attuale presidente della Ferrari, che ha fiutato in tempo l’impossibilità di entrare come consigliere indipendente nel board della Fca ha accelerato i tempi per chiarire e probabilmente monetizzare con una sonante buonuscita il suo addio. La Fiat americana infatti deve vendere non solo bellezza italiana nel mondo ma anche tecnologia vincente. Dunque non risulta essere un buono spot la mancanza di trofei nella bacheca del Cavallino rampante per chi le Ferrari le deve vendere a clienti internazionali. Anche per questo approfittando di un cda della Philip Morris, sponsor della scuderia, ieri Marchionne è sceso a Maranello per un colloquio con Montezemolo. L’amico Della Valle lo ha difeso com veemenza: «Marchionne che vuole dare lezioni a noi italiani su cosa e come dobbiamo fare per sottolineare il nostro orgoglio italiano è una cosa vergognosa e offensiva. Sono dieci anni che fa annunci e promesse a vuoto agli italiani e ai suoi dipendenti facendo invece sempre e solo i fatti suoi e dei suoi compari. Non dobbiamo permettere a questi furbetti cosmopoliti di prenderci in giro. Speriamo che lo capisca e non salga più in cattedra per dare insegnamenti non richiesti. Piuttosto paghi le tasse in Italia dove le pagano i lavoratori Fiat». Mentre invece l’Italia, ha insistito «è piena di imprenditori seri, grandi e piccoli, che amano i loro prodotti e che sono veramente orgogliosi di essere italiani e lo dimostrano tutti i giorni con i fatti. Occupiamoci di loro che se lo meritano veramente». Peccato che a parte il lusso nel quale i suoi prodotti eccellono le altre avventure imprenditoriali di Della Valle fatichino a essere iscritte nell’albo dei successi. I suoi treni sono al collasso, le azioni in Rcs(circa il 9%) gli danno accesso a un salotto buono incapace di dominare le nuove modalità del potere non più basato sulle relazioni. Marchione dal canto suo ha preso in mano un’azienda che quel potere aveva ridotto a un colabrodo, e l’ha risanata. Forse l’ira funesta di Della Valle ha il sapore dell’invidia per chi è più bravo di lui.

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