Quando nel 2008 è scoppiata la crisi gli economisti erano concordi che questa non avrebbe avuto gli stessi effetti del '29. A distanza di sei anni ci si sta rendendo conto che l'attuale depressione è molto peggiore di quella definita grande. Il mondo è piombato in una recessione globale che ha infranto le tante illusioni derivanti da teorie che predicavano una crescita senza fine. Imperavano le dottrine del libero mercato. Lo Stato deve svolgere un ruolo minimo nella economia. Così si diceva nei paesi più liberisti, quali Usa e Uk che, peraltro, non hanno esitato a far intervenire la mano pubblica. A spese del contribuente sono state salvate banche «troppo grandi per fallire». Nel frattempo i debiti degli Stati hanno avuto una crescita esponenziale. Il rapporto tra deficit e Pil si è ampliato, per un maggiore deficit. Si chiede di limitare il rigore, di ricorrere a politiche keynesiane del deficit spending, di ridurre le tasse per dare ossigeno ai consumi rimasti senza fiato. Si pensa di tornare ad una politica dove lo Stato, in economia, riprenda un ruolo attivo. Non mi addentro in disquisizioni dottrinalmente economiche. Ci sono fior di economisti che di previsioni ne hanno fatte tante. Sbagliate ovviamente. Effettivamente c'è stato un eccesso deregolante dei mercati. Si è pensato che la finanza alternativa e fantasiosa potesse costituire un potente ricostituente. Si iniettava droga, scoperta al primo controllo. Non è lo Stato che deve tornare a sfornare panettoni. Occorre una politica economica europea nella quale l'Italia deve dare il contributo senza accettare supinamente imposizioni altrui. L'Europa cresce poco e la grande Germania avverte spifferi. Il problema dei debiti pubblici è una grande palla al piede. Un rigore eccessivo sta rischiando di distruggere tutto, così come la mancanza di politica europea. L'Italia non può attendere che altri si muovano. Si metta al passo eliminando i lacci di una burocrazia più opprimente di quella turca. Basta con superate ideologie ottocentesche. Non è fallito il capitalismo ma la sua brutta copia. L'Italia è da anni ferma. Cosa per farla ripartire? Eliminare dispute tra Guelfi e Ghibellini. Chiamare a raccolta chi vuol darsi da fare. Lasciandoli però fare.
L’Italia riparte solo se elimina la burocrazia
di Riccardo RiccardiQuando nel 2008 è scoppiata la crisi gli economisti erano concordi che questa non avrebbe avuto gli stessi effetti del '29. A distanza di sei anni ci si sta rendendo conto che l'...