Tagli all'industria della Difesa? Gli Stati Uniti, da anni alle prese con una profonda - ed effettiva - azione di spending review, potrebbero ripensarci. Per il 2015 era prevista una ulteriore riduzione del budget del Pentagono ma l’emersione dei nuovi fronti di crisi internazionale rischia di modificare i piani. Da un lato, appare evidente la necessità di avere tutte le capacità per sconfiggere la minaccia dell’Islamic State ma anche per poter far fronte ad eventuali interventi in aree calde come la Libia. Dall'altro lato, Washington non può certo ignorare la corsa agli armamenti di cui sono protagonisti, per esempio, la Cina e quei Paesi del Golfo che direttamente o indirettamente finanziano gruppi terroristici e milizie che creano a loro volta i disordini del nord Africa. L'amministrazione Obama e il segretario alla Difesa, Chuck Hagel, sono già al lavoro per riorganizzare la proposta di bilancio di 555 miliardi di dollari per l'anno venturo e immaginare così nuovi investimenti per la sicurezza internazionale, oltre che dell'America stessa. I tanti focolai di crisi - Ucraina, Libia, Iraq - alcuni dei quali già tramutatisi in incendi, non consentono agli Usa di abbassare la guardia. E, se questo è vero, tanto più dovrebbe esserlo per l'Europa che sin qui ha mancato non solo all'appello del presidente americano di spendere di più in Difesa ma che - con la sua non-unità - ha rivelato tutta la sua insufficienza politica. Il tema riguarda gli investimenti (per Washington valgono il 4,35% del Pil mentre la media negli Stati europei si attesta intorno all'1,7%) ma anche la visione di insieme dell'Alleanza Atlantica. Si rafforza il ruolo di quella Nato che è tutt'altro che archiviata come pure pensavano certi politici italiani. L'organizzazione si riunirà in Galles il 4 e 5 settembre per discutere del suo rilancio attraverso una maggiore responsabilizzazione degli Stati membri. Questo comporterà una revisione dei budget anche dei Paesi Ue. L'Italia, come singolo Stato e come presidente di turno della UE, non può farsi cogliere impreparata. Spostare l'asse di Bruxelles dalla moneta al valore fondante della pace e della sicurezza, è una sfida che per Renzi e per il nostro Paese potrebbe risultare doppiamente opportuna. * redazioneairpress@gmail.com
Crisi geopolitiche Bisogna rivedere i tagli alla Difesa
di Michele Pierri Tagli all'industria della Difesa? Gli Stati Uniti, da anni alle prese con una profonda - ed effettiva - azione di spending review, potrebbero ripensarci. Per il 2015 era prevista...