Banche avare nel concedere mutui agli italiani e quando lo fanno chiedono più di quanto accade in qualunque altra filiale del resto d’Europa. Insomma l’Unione degli stati è stata realizzata, ma i benefici del mercato unico bancario nelle tasche dei concittadini ancora non si vedono. È una ricerca della Confartigianato a confermare come nel Paese comprare casa con un mutuo costi più che nel resto d'Europa. A maggio di quest’anno, secondo il rapporto, il tasso medio d'interesse sui prestiti per acquisto di abitazioni si è attestato al 3,07%, vale a dire 36 punti base in più rispetto al 2,71% rilevato negli stati dell’Eurozona. Un valore al quale si avvicina la Germania. Il tasso medio richiesto dalle banche tedesche a chi acquista una casa è di un punto base più basso o rispetto a quello rilevato nell’area che adotta la moneta unica: il 2,70%. LE RAGIONI A motivare le divergenze ci sono le ragioni della struttura bancaria italiana, ancora molto frammentata e costosa, che ribalta i prezzi dell’inefficienza sul costo di erogazione dei mutui. Non solo. A rendere il costo dei prestiti più elevato in Italia è anche il diverso costo della raccolta che gli istituti italiani devono sopportare quando comprano denaro sul mercato. Chi presta chiede un conto più salato agli italiani rispetto alla Germania perché il rischio è considerato più alto nel Belpaese. È l’effetto a catena del famigerato spread la cui ampiezza si riflette non solamente tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi ma anche su tutte le forme di finanziamento. LE REGIONI Il divario dei prezzi dei prestiti ipotecari non è solo tra diversi Stati europei ma anche all’interno delle stesse aree d’Italia. Le più penalizzate sono, infatti, le famiglie sarde: nell’isola il tasso medio di interesse su questi prestiti arriva al 4,12%. Segnali di difficoltà arrivano anche dalla diminuzione dello stock di mutui per l’acquisto di abitazioni concessi alle famiglie italiane: a maggio 2014 l'ammontare complessivo è pari a 360,1 miliardi, in flessione dell'1,1% rispetto all'anno precedente. Il calo maggiore si registra in Abruzzo (-4%), Basilicata (-3,4%), Molise (-3,4%), mentre soltanto il Trentino Alto Adige mostra un aumento (+1%) dello stock di mutui erogati. Il rapporto di Confartigianato mette in evidenza che, sul totale dei prestiti alle famiglie per acquisto di abitazione, l'80,7% si concentra nel Centro-Nord e il restante 19,3% nel Mezzogiorno. Tra le regioni che utilizzano il maggior volume di mutui è in testa la Lombardia, con il 24,5% del totale, seguita da Lazio (12,9%), Emilia Romagna e Veneto (entrambe 9,1%), Piemonte (7,8%) e Toscana (7,2%). LE TASSE A pesare sulla crisi del mercato immobiliare vi è anche la tassazione che tra il 2011 e il 2013, nel passaggio da Ici a Imu, è aumentata del 107,2%. E con l'introduzione della Tasi, (la nuova tassa sui servizi indivisibili) le cose potrebbero peggiorare. L’applicazione del nuovo tributo ad aliquota base farebbe crescere il prelievo fiscale del 12%, mentre se venisse applicata l'aliquota del 2,5 per mille la tassazione sull’abitazione principale aumenterebbe addirittura del 60% rispetto al 2013. LA RIPRESA Senza certezza sul quadro fiscale e in attesa di capire se la patrimoniale ventilata e sempre smentita colpirà ancora il mattone il mercato continuerà a languire. Eppure qualche spiraglio di luce si intravede nel trend delle compravendite immobiliari che, nel primo trimestre 2014, per la prima volta dopo 8 trimestri consecutivi di calo, sono cresciute dell'1,6% rispetto a marzo 2013. Inoltre, nello stesso periodo, il prezzo delle abitazioni è diminuito del 5,3%.
Primi in Europa. Per i mutui più cari
Il mercato immobiliare frenato dai tassi dei prestiti ancora troppo alti. Acquisti scoraggiati dalle tasse sul mattone. In 2 anni cresciute del 107%