Il giorno dopo la batosta dell'Istat il ministro dell'Economia riferisce alla Camera sulla spending review, il piano di tagli della spesa pubblica che, dice Pier Carlo Padoan, “resta al centro della strategia del governo” ed “è indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi di crescita e della sostenibilità della finanza”. L'istituto di statistica ieri ha gelato tutti gli ottimismi, confermando quello che ormai era intuibile, anche da parte del governo, costretto a prendere atto dell'inversione di tendenza rispetto alle aspettative iniziali che per la fine dell'anno individuano una crescita dello 0,8%. L'Italia è invece in recessione tecnica. Siamo a due trimestri di crescita negativa. Dopo la contrazione dello0,1% che ha interessato i primi tre mesi dell'anno, nel periodo aprile-giugno il pil è calato di un ulteriore 0,2%. La prima preoccupazione è tutta per i conti pubblici. Perché se il Pil diminuisce diminuiscono le entrate fiscali. Al contempo si amplia il rapporto del deficit rispetto al Prodotto interno lordo, mentre da Bruxelles la preoccupazione è che l'Italia non sfori il famigerato 3%. A Padoan il compito oneroso di tenere la barra dritta sul controllo del bilancio. Aveva assicurato il ministro che di una manovra correttiva per il 2014 non ci sarà bisogno. Renzi esclude un aumento delle tasse. E quindi, per mantenere i conti in ordine, l'unica via è tagliare la spesa. Come farlo deciderà il governo. “L'allocazione delle risorse individuate con la spending review – dice Padoan – è un compito del governo”, che verrà svolto sulla base di “indicazioni e opzioni tecniche”. Certo, i consumi non si sono mossi. Confcommercio aveva attaccato duramente il governo per il bonus di 80 euro in busta paga, considerato uno strumento nei fatti inefficace per sostenere la ripresa. Padoan risponde che “è prematuro abbandonarsi a valutazioni sull'impatto della introduzione del bonus fiscale a soli tre mesi dalla effettiva ricezione da parte delle famiglie". E questo vale per tutta l'azione di politica economica dell'esecutivo, attivo da troppo poco tempo per poter essere giudicato nei risultati macroeconomici. Però insiste sulla necessità di realizzare "un taglio del cuneo fiscale, per produrre effetti significativi sulle decisioni di spesa delle famiglie e di investimenti delle imprese”. Per tale scopo, il taglio deve “essere credibile e permanente. Esso necessita quindi - ha spiegato il ministro - di essere finanziato a regime con misure di carattere strutturale, questa convinzione sarà riflessa nella Legge di stabilità 2015”. E in questo caso sarà inevitabile “tenere conto del contesto, europeo e non solo italiano, di crescita e di inflazione contenute e inferiori alle attese”. Anche se nel 2015 ci sarà “una fase di ripresa più decisa e sostenuta”.
Padoan: ora la spending review
Dopo la diffusione dei dati Istat che confermano la recessione tecnica, il ministro dell'Economia interviene in Parlamento: "Il taglio del cuneo fiscale deve essere strutturale"
