Economia

La crescita non c’è, la stangata sì

L’Istat certifica che il Paese è in recessione. Pil -0,2% nel secondo trimestre. È il dato peggiore degli ultimi 14 anni. Ora inevitabili misure di correzione

La doccia fredda è arrivata. L’Istat ha certificato che l’Italia è in recessione. L’Ocse, la Banca d’Italia e il Fmi avevano già messo sull’avviso che le stime sulla crescita messe dal governo nel Documento di economia e finanza erano eccessivamente ottimistiche e non sarebbero state rispettate. Il dato Istat sul pil del II trimestre è peggiore delle attese, -0,2%, e va ad aggiungersi al calo già registrato nei primi tre mesi dell'anno, -0,1%. A giugno, quindi, la variazione acquisita per il 2014 è pari a -0,3%. Un segnale moderatamente positivo arriva dalla produzione industriale. A giugno, rileva l'Istat, è aumentata dello 0,9% rispetto a maggio. Anche se nella media del trimestre aprile-giugno è diminuita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Sono numeri che scrivono una sentenza: la ripresa, almeno per il 2014, non ci sarà. Il che vuol dire che salta anche l’obiettivo del pareggio di bilancio già fatto slittare al 2015 e che il tetto del deficit al 3% del pil rischia di essere sforato. Potrebbe riaprirsi un caso-Italia giacchè la Spagna sta crescendo e anche la Grecia ultimamente ha mostrato segni di vitalità. Si restringono quindi i margini di manovra del governo che ora è di fronte a una scelta obbligata: mettere in sicurezza i conti pubblici assicurando il rispetto dei vincoli europei di bilancio (ovvero abbassare il deficit) e intervenire con misure in grado di rilanciare l’economia. Il che significa varare in autunno una manovra correttiva che potrebbe implicare anche nuove imposte ma che soprattuto deve mettere in campo quei tagli alla spesa indicati da Cottarelli da tempo. Solo in questo modo sarebbe possibile contrattare con Bruxelles una deroga alle regole di consolidamento del debito. Quella che doveva essere una richiesta di flessibilità ora diventerebbe una domanda di sconti con tutte le conseguenze che questo comporta. Dallo staff economico del premier si lascia intendere la grande difficoltà a procedere con i tagli draconiani indicati da Cottarelli che comunque avrebbero un effetto progressivo nel tempo. Ma al tempo stesso l’uso della leva fiscale finirebbe per comprimere di più i consumi. Qualche simulazione è già stata fatta. Tra le ipotesi c’è un intervento sulle detrazioni e i tagli alla spesa sanitaria evitati con la scorsa legge di Stabilità potrebbero tornare attuali. C’è poi la preoccupazione che riparta la speculazione. Ieri Piazza Affari ha accusato il colpo dei dati dell’Istat chiudendo la giornata in negativo (-2,7%) mentre lo spread è risalito a quota 171 punti.

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