Economia

Imprese italiane alla prova delle nuove sfide

di Riccardo RiccardiAnche la Merloni, marchio Indesit, è passata di mano. Gli americani Whirlpool hanno acquistato dalla famiglia la maggioranza. Lasciamo ad altri commentare l'ennesima...

Anche la Merloni, marchio Indesit, è passata di mano. Gli americani Whirlpool hanno acquistato dalla famiglia la maggioranza. Lasciamo ad altri commentare l'ennesima acquisizione di aziende italiane da parte di mano straniera. Ripercorriamo brevemente la storia di una impresa familiare della provincia e promotrice di quel distretto marchigiano esempio di produttività nata sul territorio. Il marchio Ariston primeggiava nella produzione di frigoriferi e lavatrici, vendute in tutto il mondo pur trattandosi di manufatti a basso contenuto tecnologico. L'animatore della azienda era Vittorio Merloni che partendo da Fabriano, conosciuta per la produzione di carta speciale, divenne negli anni '80 presidente di Confindustria, a capo della quale era sempre stato nominato un esponente di un salotto buono non periferico. Ebbi contatti con Vittorio Merloni quando lasciato il gruppo BNL, che aveva introdotto in Italia il factoring, costituii una società del settore tra Barclays Bank e la Merloni appunto. La Barclays, una delle più grandi ed importanti banche mondiali, accettò di condividere l'iniziativa con una società della provincia italiana. La Merloni era in espansione ma finanziariamente debole. L'indotto della Merloni era molto importante per l'economia locale. A quel tempo i tassi di interesse erano a due cifre ed era difficile reperire il credito. Attraverso la Barclays Factoring, Merloni dava una importante assistenza ai fornitori che potevano, in periodo di alta inflazione, scontare presso la stessa Barclays Factoring le fatture. Le conseguenze sono intuibili. Si sosteneva l'espansione della Merloni che otteneva credito dai fornitori, che a loro, volta trasformavano cash questo credito grazie al factoring. Vittorio Merloni uomo dalle grandi intuizioni comprese come l'alleanza con una banca internazionale consentiva all'azienda di crescere incrementando l'immagine. Ora con una concorrenza globalizzata, i capitali familiari non sono sufficienti per raggiungere dimensioni ottimali. La proprietà ha deciso così di scendere in minoranza. L'azienda entra in un grande gruppo. Dobbiamo dolercene o rallegrarcene? Vedremo. Il mercato è questo e non dà spazi. È la trasformazione di un mondo al quale il territorio italiano si dovrà adeguare.

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