Per Montesquieu «un uomo è povero non già quando non ha niente ma quando non lavora». Disoccupazione e mancanza di aspettative rischiano di minare le fondamenta della nostra società. La crisi è globalizzata, l'Europa non è più la vecchia signora erede di un patrimonio immenso. Il suo lento arretramento la può portare nel tempo al rango subalterno nei confronti di nuovi imperi pronti a colonizzarla. Se come dice Renzi il problema è l'Europa e non l'Italia, cosa ci aspettiamo dal nostro paese? Passerà dal Medioevo al Rinascimento o ritornerà ad una virtuale divisione con Signori stranieri a comandare e disporre di uomini privati della libertà di agire e destinati «a quella decadenza che è il preludio della fine»? (Vico). Il paradosso è che l'Italia è un paese ricco. Possiede eccellenze industriali che esportano prodotti tecnologicamente avanzati. Eppure, secondo Bankitalia «il quadro è fragile e l'economia stenta»: un italiano su dieci è povero di quella povertà assoluta che impedisce l'impossibilità di raggiungere uno standard di vita minimamente accettabile. Il problema non è soltanto etico e sociale. Tocca le coscienze ma non sarà la carità la soluzione. L'Uomo non può essere abbruttito dalla elemosina. La povertà entra nel DNA di questi individui e ne fa una nuova classe. Il Paese è in difficoltà perché è in atto una generale delegittimazione con la conseguente desertificazione delle istituzioni. Queste per non scomparire non possono trincerarsi in un potere oligarchico senza basi. È necessario un collante che parta dal basso. Non con il populismo che distrugge. Si deve iniziare dal territorio artefice della potenza industriale italiana. Nel territorio c'è l'uomo nella comunità. L'appartenenza non disgrega. Unisce e crea proseliti. Nel dopoguerra si è ricostruito con la spontaneità (spiriti animali keynesiani) della iniziativa individuale ricca di passione e sacrificio. La borghesia si è distrutta perché si è imborghesita. È sparita la classe di mezzo, quella proba ed onesta. Eppure, se si va tra la gente oltre a scoramento e pessimismo si trova ancora chi crede e si spende. Bisogna cominciare ad eliminare la povertà. Quella intellettuale. Con il ritorno alle idee, alla fantasia, alle iniziative. Unici antidoti per la ripresa morale ed economica. Che crea lavoro.
È sparita la classe di mezzo proba e onesta
di Riccardo Riccardi Per Montesquieu «un uomo è povero non già quando non ha niente ma quando non lavora». Disoccupazione e mancanza di aspettative rischiano di minare le fondamenta della nostra...