Passi in avanti nella vertenza Alitalia, ma sul fronte sindacale si registrano nuove spaccature. Dopo il no della Cgil al piano sugli esuberi ieri è stata la volta della Uil e dell’Ugl che non hanno firmato il contratto nazionale aereo e l'accordo sui risparmi del costo del lavoro per i prossimi cinque mesi. «Il testo viola molti diritti delle persone che lavorano in Alitalia e non c'entra con l'operazione Etihad che non ha mai chiesto di fare il nuovo contratto» è la posizione espressa dal leader della Uil Luigi Angeletti. «Non condividiamo le regole: nascondere che ci siano specificità nel trasporto aereo è come mettere la testa sotto la sabbia, noi ce ne andiamo e non firmeremo. Se le cose cambieranno - sono parole del segretario generale della Uilt, Tarlazzi - saremo disponibili a riprendere il confronto ma ci sono seri problemi di legittimità su quello che stiamo firmando. Proporremo un referendum ai lavoratori». Soddisfatto il sindacato di categoria Fit Cisl che chiude le porte a una mediazione verso le posizioni della Uil. «Dopo la mediazione chiesta dal ministro Lupi, lo spazio è esaurito» afferma perentorio il segretario generale della Fit Giovanni Luciano. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni mette in chiaro che tra l’accordo sul contratto e quello con Etihad non c’è un legame, quindi non ci possono essere battute d’arresto da parte dei sindacati. «L'accordo sugli esuberi - ha spiegato Bonanni - è stato fatto ed ha convinto la Etihad, il contratto nazionale del trasporto aereo è uno strumento a latere e non ha alcuna incidenza sulla fattibilità del progetto». Intanto l’ad di Alitalia Gabriele del Torchio spinge per chiudere in fretta l’accordo con la compagnia araba. «Alitalia sta morendo e bisogna far presto». L'azienda è gravata da un miliardo di debiti che stanno divorando tutti i margini. Non a caso è stato chiesto l'intervento delle banche che dovranno trasformare circa la metà della loro esposizione in azioni. Un'operazione che Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa SanPaolo ha difeso sostenendo che la banca azionista farà la sua parte, ma uscirà da Alitalia nel 2017, quando, secondo il piano industriale, la società sarà tornata in utile. Il tempo, però stringe. Ethiad, infatti ha posto come limite massimo per chiudere la trattativa la fine di luglio. La compagnia degli emirati investirà circa 600 milioni per acquistare il 49% del capitale e diventare l'azionista di riferimento della società. Non potrà prendere però la maggioranza perchè altrimenti Alitalia perderebbe i diritti di volo. In questo senso è essenziale il ruolo di Poste Italiane che dovrebbe partecipare con circa 75 milioni alla ricapitalizzazione. Finora, però, l'ad, Francesco Caio, non ha dato il via libera all'operazione.
Alitalia, ora è la Uil a mettersi di traverso
Accordo sul contratto del settore e sul costo del lavoro ma il sindacato si spacca ancora
