Il fisco italiano non si è certo disinteressato di un fenomeno come le sigarette elettroniche. Arrivate in massa qualche anno fa in Italia e che, almeno nelle prime fasi di introduzione, hanno conosciuto un autentico boom. Ebbene, nelle delega fiscale che riordina le accise sarebbe presente, anche se più leggero, un intervento sulle e-cig. Si profilerebbe infatti una tassazione corrispondente alle «bionde» ma con uno sconto del 40% all’imposta così determinata. La scelta finale, appunto, ancora non è stata presa, ma non è tanto la tassa in sè a creare scompiglio tra gli operatori quanto la modalità di calcolo che presenta una serie di complessità tecniche al limite del rompicapo. A leggere la complicata bozza del testo legislativo, infatti, l’amministrazione più che mettere una tassa fissa, cosiddetta flat, sui contenitori di liquido da inserire nelle apposite sigarette elettroniche, chiede di conteggiare l’equivalente di una fiala di liquido in sigarette e calcolare l’accisa equivalente. Tradotto in soldoni significa, ad esempio, considerare che una fiala da 10 milligrammi vale 80 sigarette. Fatto questo conto, abbastanza aleatorio, si prende il carico fiscale che grava su 4 pacchetti di bionde (80 sigarette) pari a 10 euro e lo si sconta del 40%, ottenendo la tassa effettiva: 6 euro. Un meccanismo complicato a giudizio degli operatori. Che lamentano anche una tassazione esagerata. I sei euro di tasse aggiunti al costo medio di una confezione pari a 9,5 euro porta il prezzo finale vicino ai 15 euro. Insomma un salasso per i consumatori e gli esercenti. Che hanno già mal accusato la prima tassazione arrivata nel 2013 e applicata dall’inizio del 2014. I punti vendita che erano spuntati cone funghi nelle grandi città si sono fortemente ridimensionati. Secondo alcune stime in 5 mesi sono passati da 5 mila a meno di 1500. Non solo. La complicazione normativa per il settore è una costante. L’avvio delle prime forme di imposizione è ancora oggetto di contestazione. Con il risultato che molte società hanno fatto ricorso contro l’erario e i 117 milioni circa di gettito stimati sono rimasti tali. Una circolare deI Monopoli dello Stato, poi, ha di fatto annullato le sanzioni penali a carico di chi non ha pagato il dovuto con la motivazione che la norma è poco chiara.
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