Poste Italiane, convocata a Palazzo Chigi ieri per discutere il dossier della fusione di Alitalia, ha subito messo in chiaro la sua visione sul tema. Il gruppo guidato dal nuovo ad Francesco Caio ha spiegato di essere pronto a partecipare alla ricapitalizzazione di circa 250 milioni di euro ma a patto di mettere le risorse fresche solo sulla nuova compagnia che nascerà con l’arrivo degli arabi. Insomma al pari degli emiratini l’impegno delle Poste sarebbe finalizzato al rilancio del vettore e non a coprire la parte di asset che resterebbero nella cosiddetta «old company». Una puntualizzazione che Caio ha fatto presente nel corso dell’incontro con il sottosegretario Delrio e che è figlia delle pressioni partite da Bruxelles per evitare che la partecipazione di Poste si tramuti in un aiuto di Stato mascherato. Non solo. Caio, che si è trovato a essere socio di Alitalia per volontà dell’ex ad Massimo Sarmi, avrebbe fatto presente i rischi sul conto economico di una ricapitalizzazione non virtuosa. Le perdite eventuali non sarebbero gradite ora che l’azienda sta affrontando un percorso di quotazione in Borsa al quale è stato dedicato il cda di ieri. Insomma Poste chiede più garanzie e sulla stessa linea si sarebbero messe anche le altre due banche creditrici, Intesa e Unicredit. Che hanno un problema simile, visto che la conversione dei loro prestiti in capitale rischia di finanziare anche quella parte di attività che ricadrebbe nella «old company». Sul punto però il ministro Lupi è stato ottimista: «Con le banche siamo in fase conclusiva. Mancano solo alcuni dettagli all'interno di un percorso definito». Oggi incontro tra sindacati e governo.
Poste chiede garanzie per mettere altri fondi
Poste Italiane, convocata a Palazzo Chigi ieri per discutere il dossier della fusione di Alitalia, ha subito messo in chiaro la sua visione sul tema. Il gruppo guidato dal nuovo ad Francesco Caio...