Economia

Confindustria rivede le stime del Pil. Solo 0,2% nel 2014

"Serve una forte scossa politica". E' quanto si legge sul rapporto del Centro studi di Confindustria. Durante la crisi un milione di posti di lavoro persi

Confindustria suona l'allarme: "È necessaria una scossa politico-economica molto forte per riportare l'Italia su un più alto sentiero di sviluppo". L'economia italiana è più lenta rispetto all'andamento dei Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna ) «che sono cresciuti molto più dell'Italia prima della crisi, sono arretrati meno durante la recessione e sono attesi in recupero più rapido nel 2014-2015». Revisione del Pil. Il Centro Studi della Confindustria stima che il Pil italiano salirà dello 0,2% quest’anno e dell’1% nel 2015. Un ribasso rispetto ad altri indicatori come Istat e governo. Secondo il Rapporto previsionale presentato giovedì, l’incremento del biennio compensa solo in piccola parte la caduta nei due anni precedenti (-4,3% cumulato, -2,4% nel 2012 e -1,9% nel 2013). «Il recupero sarà lento e soggetto a rischi al ribasso» conclude il Centro. Per il 2014 rivista al ribasso la stima elaborata in dicembre che stimava un incremento del Pil pari allo 0,7% a causa del trascinamento ereditato dal 2013 (-0,1% contro il +0,1% atteso allora) e del «sorprendente» calo nel primo trimestre (-0,1% contro il +0,3% previsto) che hanno portato la variazione acquisita a -0,2%. Il nuovo profilo disegnato dal Centro Studi indica comunque il ritorno a variazioni positive già dal secondo trimestre. "La maggior parte del ribasso per quest'anno si deve a quanto già avvenuto", hanno spiegato gli economisti di Confindustria. L'Italia si trova dunque in una situazione da "filo del rasoio", che comunque non dovrebbe chiamare il governo Renzi a nuovi interventi di correzione dei conti: "Non appare necessaria né opportuna alcuna manovra correttiva", annota il Csc. Sul fronte dei conti pubblici, ed in particolare del debito pubblico, secondo gli economisti di Confindustria "la strada maestra per ridurlo è il rilancio della crescita; la sola austerità è controproducente". In ogni caso, non manca l'appello al governo: "La morale è che è necessaria una scossa politica economica molto forte per riportare l'Italia su un più alto sentiero di sviluppo", dice Confindustria. Un milione di posti di lavoro in meno. Complessivamente durante la crisi un milione di persone hanno perduto il posto, un numero che quasi raddoppia se applichiamo l'indicatore che tiene conto della possibilità che più persone occupino lo stesso posto. Sul mercato del lavoro l'occupazione, misurata con le unità di lavoro, cade dello 0,6% nel 2014 "ma è tutto già acquisito" e sale dello 0,4% nel 2015.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.