Economia

L’Ue fissa i paletti per Alitalia-Etihad

Il commissario Kallas: il 51% e il controllo effettivo devono restare nel Paese

Gli esami non finiscono mai per Alitalia. Oltre alla discussione ormai entrata nel vivo sugli esuberi e sulla quale i margini di trattativa secondo l’azienda sono limitati, resta sempre il passaggio in Europa. Bruxelles non sembra intenzionata a concedere sconti nel caso che la fusione con Etihad aprisse la strada a un competitor non europeo sui suoi cieli. «Le compagnie aeree europee hanno bisogno di capitali ma ci sono regole ferree. Se vengono investitori extra Ue possiamo considerarlo positivo o meno ma vogliamo reciprocità. Ci sono regole su proprietà, controllo e su aiuti di Stato» ha affermato il Commissario Ue ai Trasporti, Siim Kallas al termine del suo incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. «Non posso dire altro perché - ha sottolineato Kallas- siamo ancora in una fase di proposta e nulla è stato deciso. La legge Ue prevede che le compagnie europee devono avere almeno il 51% del capitale sociale in mani europee e il controllo effettivo». Lupi ha confermato a Kallas che il governo «farà rispettare la divisione tra la proprietà 49% e 51% come previsto dalla normativa europea. Cioè che il 51% sia comunque posseduto da compagnie di bandiera europee. Ma ho anche confermato che in ogni caso la maggioranza vorrà essere a controllo italiano». Intanto la partita sui 2.251 esuberi chiesti da Etihad ha imboccato una strada che si presenta tutta in salita. Dopo l'incontro con il Governo, si è svolto ieri il primo faccia a faccia tra Alitalia e sindacati che non ha fatto altro che confermare quanto questo negoziato sia «delicato, complicato e difficile». Le posizioni sono rimaste rigidamente contrapposte: l'azienda ha confermato il numero degli esuberi. L’ad Gabriele Del Torchio, ha detto che sono una condizione necessaria per rendere l'azienda competitiva. I sindacati puntano a prendersi tutto il tempo necessario, al di là della deadline fissata per metà luglio, per arrivare a una soluzione che salvaguardi i posti di lavoro. Insomma, lo scoglio del nodo relativo all'occupazione si staglia in tutta la sua imponenza sul percorso del negoziato per le prossime settimane.Resta aperto anche il fronte della trattativa con le banche che ieri ha visto un nuovo round. Mentre oggi il cda è chiamato ad approvare un esercizio, il 2013, che chiude con pesanti perdite e ad esaminare i primi tre mesi che dovrebbero risultare in linea con le previsioni.

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