Ora le banche non avranno più alibi e dovranno allargare i cordoni della borsa. Il presidente della Bce Mario Draghi ha messo in campo tutto «l’arsenale» di cui dispone l’Eurotower per drenare liquidità all’economia reale e indurre le banche a fare credito ad imprese e famiglie. L’operazione non ha precedenti e indica la determinazione della Banca centrale europea a dare una scossa all’economia per accelerare il processo di uscita dalla crisi. Queste le munizioni sparate da Draghi: il costo del denaro viene portato al minimo storico, con il taglio del tasso di riferimento allo 0,15%; va in negativo, per la prima volta, -0,10%, il tasso sui depositi; arrivano nuove aste di liquidità a lungo termine, la prima a settembre e la seconda a dicembre, ed è accelerata la fase preparatoria per acquistare gli Abs, i titoli garantiti a sostegno delle piccole e medie imprese. Questa operazione ha anche l’obiettivo di far rimbalzare i prezzi nell’Eurozona e combattere la deflazione. Ma non è tutto. Draghi ha infatti detto chiaro e tondo che, se serve, «non finisce qui». Questo lascia intendere che potrebbe arrivare anche il «quantitative easing» sull’esempio della Fed, cioè l'acquisto di titoli su larga scala. Cosa cambia, o meglio, cosa dovrebbe cambiare ora? Portare il tasso sui depositi «overnight» delle banche (cioè la liquidità che resta presso la Bce) in negativo a -0,1% significa che per le banche non è più conveniente lasciare il denaro nella Bce. Saranno costrette ad impiegarlo aprendosi di più alle imprese. Inoltre l’Eurotower interromperà le operazioni settimanali con cui riassorbe la liquidità creata comprando titoli di Stato. In questo modo la liquidità resterà sui mercati. Quindi arrivano i prestiti a lungo termine che le banche potranno sfruttare, ma con un vincolo legato all'erogazione del credito all'economia reale. Le banche potranno arrivare a chiedere complessivamente 400 miliardi. Queste misure combinate con un costo del denaro al minimo storico dovrebbero dare una sferzata al sistema bancario. Ma i vantaggi per consumatori e imprese potrebbero non essere così immediati. Nel caso dei mutui quelli a tasso variabile legati al tasso Bce sono pochissimi e un taglio di 15 punti base (dallo 0,25% precedente allo 0,1%) si tradurrà in un risparmio di pochi euro all'anno. Lo stesso vale anche per i mutui legati all'Euribor. Fino a quando i tassi Bce erano al 4,25% e i tagli della Bce erano di 50 punti, l'impatto sull'Euribor (e sui mutui variabili) si faceva sentire. Ma con variazioni così minime l’impatto sull’Euribor non porterà un risparmio consistente per chi ha contratto un mutuo. Cosa accade invece per chi deve accendere ancora il mutuo? Il calo dei tassi dovrebbe portare ad un calo dello spread sul tasso del mutuo (il differenziale aggiuntivo che applica la banca e che rappresenta il suo margine di guadagno) ma potrebbe accadere che, con tassi di riferimento così bassi, le banche decidano di aumentare lo spread, anche per tutelarsi dal maggior rischio che nasce con prestiti più accessibili. Cosa accade invece alle imprese? L’operazione messa in campo dalla Bce dovrebbe favorire l’elargizione del credito ma, va ricordato, le banche sono alle prese con aumenti di capitale e con gli stress test. Quindi la maggiore offerta di credito sarà tutta da verificare.
Draghi dà una sferzata alle banche
Tassi al minimo storico (0,15%). In arrivo liquidità per 400 miliardi
