In relazione all’articolo pubblicato il 14 marzo 2014 su “Il Tempo” dal titolo “Alimenti a rischio. I dati sono segreti”, a tutela delle imprese italiane e per una corretta informazione dei consumatori, riteniamo indispensabile precisare alcune questioni. Nell’articolo si afferma che “Il prodotto per eccellenza principe della cucina italiana non è più tricolore”: il riferimento è al concentrato di pomodoro che, però, non ha mai rappresentato il prodotto per eccellenza consumato dagli italiani. I dati di consumo dei derivati del pomodoro riportano, infatti, che gli italiani scelgono per oltre il 98% passata, polpa, pelati e pomodorini, realizzati per legge da pomodoro fresco, mentre il consumo di concentrato rappresenta solo l’1,6% (dati IRI Worldwide). Il pomodoro fresco, necessario per la produzione di questi derivati (passata, polpa, pelati e pomodorini), che rappresentano il 98% del consumo, deve essere lavorato entro 24/36 ore dalla raccolta. Ne consegue, pertanto, l' “impossibilità”, sia in termini di distanza che d’impatto sui costi, di lavorare prodotto fresco proveniente da altri paesi: né dalla vicina Spagna, tanto meno dai lontani Stati Uniti o dalla lontanissima Cina. Non si possono ottenere da un semilavorato, quale il concentrato importato o trasformato in Italia, prodotti con caratteristiche completamente diverse come, per esempio, il pelato o la polpa. Ci vorrebbe un vero e proprio miracolo per riportare alla forma iniziale il pomodoro che ha subito un processo di trasformazione che l’ha reso concentrato: sarebbe come pretendere di trasformare in uva il vino! Quindi polpa, passati, pelati e pomodorini non possono contenere alcun prodotto proveniente dall’estero. Il pomodoro che mangiamo tutti i giorni, e che i consumatori trovano sugli scaffali, è italiano, di ottima qualità e ottenuto interamente da pomodoro fresco trasformato, a distanza di poche ore dalla raccolta, nel periodo che va da luglio a settembre, dalle aziende conserviere italiane. Se poi, ci si vuole riferire alla “passata”, che per caratteristiche fisiche è un succo di pomodoro più o meno denso, vale la pena di ricordare che anche tale derivato può essere commercializzato in Italia solo se prodotto da pomodoro fresco (Decreto 23 Settembre 2005) e inoltre, sempre per imposizione normativa, è obbligatorio (D.M. 17/02/2006) indicare l’origine della materia prima utilizzata, precisando la Regione o lo Stato in cui è avvenuta la coltivazione del pomodoro. Ciò premesso, la questione dell’importazione di concentrato dalla Cina o dalla California, è altra cosa. È d'obbligo evidenziare che tale prodotto, di provenienza cinese, californiana o di altri paesi, è sottoposto a controlli qualitativi e quantitativi di tipo documentale, fisico e analitico da parte delle Autorità Doganali. A questi vanno aggiunti i controlli che vengono effettuati dalle aziende presso i propri stabilimenti. Pertanto, affermare che la qualità dei barattoli confezionati in Italia non è certificata, non corrisponde al vero. La quantità di merce che entra in Italia è pressoché la stessa che esce (temporanea importazione per identità). In Italia non resta il concentrato, ma il valore aggiunto derivante dalla rilavorazione. Le importazioni di concentrato non rappresentano un problema rilevante per il nostro sistema agricolo, come paventato nell’articolo, in quanto la concorrenza avviene su livelli diversi. Nel caso in cui non si rilavorasse il concentrato in regime di importazione temporanea, non ne guadagnerebbe di certo la filiera italiana. Infine il calo produttivo registrato nel 2013 non ha alcuna correlazione (diversamente da quanto riportato nell’articolo) con le importazioni di concentrato da Cina e USA. Sono stati le condizioni climatiche poco felici per i trapianti e la raccolta, soprattutto nel bacino del Nord Italia, uniti ad una più oculata programmazione, anche in relazione agli stock di magazzino, ad aver portato ad un sensibile calo dei quantitativi trasformati in Italia, che comunque continua ad essere il secondo produttore al mondo dopo gli Usa.
Il nostro pomodoro al 100% italiano
di Giovanni De Angelis, Direttore ANICAV
