Economia

Atene ritorna sul mercato con il botto

Dopo quattro anni collocato il primo bond. Un ordigno esplode in centro

Dopo 4 anni di esilio la Grecia torna con successo a finanziarsi sui mercati e colloca 3 miliardi di euro di bond quinquennali a un tasso del 4,95%, inferiore al previsto 5-5,25%. Un ritorno sul mercato con il botto. Infatti, poco prima che si aprissero le contrattazioni una bomba è esplosa nella capitale ellenica davanti alla sede della Banca centrale greca, provocando danni all’edificio ma nessun ferito. Telefonate anonime ad un giornale e un sito web avevano avvertito che un ordigno con 75 chili di esplosivo sarebbe esploso 45 minuti dopo. La bomba era apparentemente nascosta in un’automobile, distrutta dall’esplosione. Il riferimento al ritorno al mercato era fin troppo evidente. Ma torniamo alla parte economica. L’emissione è stata effettuata regolarmente e ha interessato 550 investitori per una domanda totale di 20 miliardi di euro. L’acquisto è avvenuto per il 90% da parte di investitori stranieri. Si tratta di un rendimento appetibile in uno scenario di tassi di interesse ultra-bassi. Secondo il governo di Atene l’asta rappresenta l’inizio della fine dell’era dei salvataggi. «La Grecia - dice il vice premier, Evangelos Venizelos - si sta lasciando alle spalle il salvataggio e la crisi». Il ritorno della Grecia sui mercati dopo quattro anni di "esilio" è sicuramente «uno sviluppo positivo, ma non è la fine della crisi», dalla quale Atene sarebbe potuta uscire più velocemente se i conservatori oggi al governo «non ci avessero negato il loro aiuto», racconta Giorgios Papakostantinou, ministro delle Finanze con il governo socialista di George Papandreou in uno dei momenti più drammatici della storia recente greca, quando Atene, per evitare il default, nel maggio del 2010 dovette chiedere aiuto all’Ue ed all’Fmi. La convinzione dell’ex ministro Giorgios Papakostantu è che «la Grecia sarebbe uscita dalla crisi molto prima se le forze politiche di destra e di sinistra fossero state meno populiste e più responsabili, un Paese non può andare avanti senza un minimo di consenso nazionale». Alla vigilia dell’arrivo ad Atene della cancelliera tedesca Angela Merkel, che i greci considerano la responsabile numero uno delle ricette lacrime e sangue imposte in questi anni, Papakostantu spiega cosa le direbbe: «Le direi che, mentre la Germania ha aiutato la Grecia e l’Europa ad evitare il peggio, molte sofferenze avrebbero potuto essere evitate se le decisioni europee fossero state prese prima e se fossero state meno focalizzate sul considerazioni di politica interna». E, soprattutto, «che è il momento di concentrarsi sulle riforme orientate alla crescita, perchè l’austerity non può essere un obiettivo fine a se stesso».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.