Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, interviene dal palco della Luiss in occasione del centenario della nasciata di Guido Carli. Riflette sulla condizione economica del nostro paese e si sofferma sulle difficoltà. Sferza la politica, gli imprenditori e i sindacati. "Siamo scivolati indietro, abbiamo accumulato ritardi nel cogliere le opportunità offerte dai grandi cambiamenti: la globalizzazione degli scambi e la rivoluzione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione". Rigidità legislative burocratiche, corporative, imprenditoriali, sindacali sono le principali responsabili del deficit di sviluppo che il nostro paese sta conoscendo. "I problemi odierni dell'Italia - ha osservato Visco - sono molto simili a quelli che si potevano osservare al termine del governatorato Carli. I segni di risveglio che vediamo sono incoraggianti, ma vanno confermati nei mesi e negli anni futuri: la costanza nell'azione riformatrice è essenziale. Solo affrontando risolutamente i nodi strutturali che hanno frenato l'economia italiana già prima delle recenti crisi e ne hanno aggravato le conseguenze, sarà possibile riprendere un sentiero di crescita robusta e duratura". A nulla servirà l'impulso della spesa pubblica, pur se orientata nelle direzioni più congrue, né l'espansione creditizia, pur se attuata con coraggio. Da sole queste misure non saranno sufficienti a restituire vigore. "Occorrerà che durante un certo intervallo temporale - ha proseguito Visco, citando Carli - si realizzino incrementi della produttività in modi compatibili con i più progrediti assetti che si mira a stabilire nella vita aziendale e nelle condizioni di lavoro. Se ciò non accadrà saremo costretti ad accettare saggi di sviluppo inadeguati". Il governatore si rivolge alla politica. "Oggi non manca, come non è mancata in passato, la consapevolezza delle cose da fare. Ma i movimenti della politica, del corpo sociale sono apparsi impediti e l'azione è risultata largamente insufficiente rispetto al bisogno. Le conseguenze dell'immobilismo sono però diverse da quelle che si manifestavano negli anni settanta: mentre allora era l'inflazione, oggi è il ristagno". SINDACATI Immediate le repliche dei vertici sindacali. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha usato parole durissime. "Ci sono alte autorità che spesso parlano a vanvera, non si deve fare di tutto un erba un fascio, e questo purtroppo è anche il comportamento di alte autorità. Ci sono sindacati e sindacati, imprese e imprese, e associazioni imprenditoriali e associazioni imprenditoriali: vero è - ha aggiunto - che le massime autorità devono stare molto attente a come parlano perché stanno diventando loro un problema. Stanno gridando allo sfascio e stanno diventando loro gli untori del populismo italiano". "Mi sembra - ha osservato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso - un riproporre di ricette che hanno già mostrato il loro fallinento". "Il governatore della Banca d'Italia - ha aggiunto Camusso - richiamando Carli ha riprodotto un vecchio concetto dei "lacci e lacciuoli". Quella, se non erro, era esattamente la stagione nella quale il paese ha cominciato a disinvestire sul lavoro, a precarizzarlo determinando così un lungo percorso di riduzione dei costi e degli investimenti e un abbassamento dei salari dei lavoratori. Non mi pare che questo abbia prodotto una qualità dello sviluppo del nostro paese, altrimenti - ha concluso Camusso - non avremmo una crisi italiana dentro la crisi finanziaria mondiale". Secondo il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, la Banca d'Italia, come azionista della Bce, non ha gestito nel modo migliore la crisi, come dimostrerebbe il numero di disoccupati in Europa, decisamente superiore a quello degli Stati Uniti. "Hanno fatto delle politiche per le quali metà dei giovani non hanno lavoro", ha detto ancora Angeletti.
Visco attacca politici, imprenditori e sindacati
"Siamo scivolati indietro. Abbiamo accumulato ritardi nel cogliere le opportunità offerte dai grandi cambiamenti. L'unica strada peer il rilancio è la produttività"
