Le quote nel colosso del Cane a Sei zampe ed Enel, ai valori di mercato, valgono quasi due miliardi di euro e rendono la Banca Centrale di Pechino di fatto il secondo azionista dei due principali gruppi energetici del Paese alle spalle del Ministero dell'Economia. Non è una novità la presenza della banca cinese nei colossi energetici. La People's Bank of China era infatti già presente nel capitale delle due società. A fine 2013 la banca cinese deteneva già circa l’1,8% del gruppo elettrico ed è ragionevole pensare che abbia deciso di salire sopra il 2% proprio per uscire allo scoperto ufficialmente e confermare l'interesse nel colosso elettrico, come investitore istituzionale a differenza di altri fondi che hanno invece limato le proprie partecipazioni nel gruppo guidato da Fulvio Conti. In ogni caso la salita dei cinesi conferma l’interesse di Pechino nel mercato italiano. Un’azione che arriva dopo gli sforzi degli ultimi governi di facilitare l’arrivo di investitori esteri nel Paese. Non ultimo il piano Destinazione Italia progettato dall’ex premier Enrico Letta. Intanto si moltiplicano le piattaforme per aiutare le aziende italiane che prendono la via della Cina. Entro il 2017 sarà aperta in Cina una catena di department store a base di prodotti italiani, moda, cibo, arredamento. Questo grazie a un’intesa siglata ieri a Roma, all'Ara Pacis, tra Only Italia, piattaforma di cooperazione Italia- Cina fondata da Irene Pivetti rappresentativa oggi di 1880 imprese italiane e la cinese Balletown International Holdings Co.ltd guodata dall’uomo d'affari cinese Lin Zhuoyan.
I cinesi comprano l’energia italiana
Alla banca centrale di Pechino oltre il 2% del capitale di Eni ed Enel
