Circa due anni fa, parlando in due audizioni al Senato prima e alla Camera poi avevo affrontato il tema sul finanziamento alla agricoltura. Sostenevo che in agricoltura c’è necessità di credito di pazienza. Cioè di un credito a medio e lungo termine che tenesse conto di quelle che sono le esigenze agricole, ancora oggi poco considerate ma che costituiranno il settore economico trainante non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La lunga crisi che sta minando il fisico, già debole, del nostro Paese, fa sì che il credito paziente sia oggi più che necessario a tutto il mondo produttivo e alla famiglia dei risparmiatori come logica conseguenza. Si dibatte sul modello bancocentrico italiano, sulle aziende medie e piccole, che sono poco capitalizzate e molto indebitate nel breve termine. La polemica che investe le banche quali colpevoli della crisi è fuorviante. La banca non è senza colpe. Ma aumentare il credito verso un sistema in crisi non risolve ma accresce il problema. Le PMI non devono essere gelose della loro «giardino» ma devono aprire le porte a visitatori specializzati che sappiano offrire quella consulenza per favorire la crescita delle piante. Affinché queste possano generare i frutti. Va ricordato che il mondo è cambiato, il mercato si è ampliato e le regole non sono più nazionali ma europee. Anche se l’Europa non emoziona più, siamo sempre più integrati in normative a noi sconosciute e applicate alla cultura di un processo produttivo, ancora troppo domestico e obsoleto. Ancora, va ricordato che, nel futuro, ci sarà sempre meno credito e che il risparmio ricerca cucce calde, indipendentemente dalla loro sito e identità. Il problema urgente è uscire dalla crisi per evitare un impoverimento irreversibile, con il conseguente scoppio di tensioni sociali. Sintetizzo. Debito pubblico da abbattere, mettere a reddito il patrimonio culturale italiano. Senza paragoni. Uniformare in tutti i paesi europei il sistema fiscale, che per noi è fortemente punitivo e che ci limita in competitività. Poi tagliare i lacci e laccioli burocratici che non legano, ma soffocano. Si sono trasformati in un cappio. Al collo di quella smunta donzella che è la povera Italia. Che se rifiorisce, e lo può, mostrerà la sua vera bellezza ed eleganza. Segni distintivi e incomparabilmente italiani.
L’Italia riparte con cultura e semplificazioni
di Riccardo RiccardiCirca due anni fa, parlando in due audizioni al Senato prima e alla Camera poi avevo affrontato il tema sul finanziamento alla agricoltura. Sostenevo che in agricoltura c’è...
