Economia

Bce alza le barricate contro la deflazione

La crisi alimenta l’antieuropeismo. Le istituzioni Ue temono la deflagrazione dell’euro. Draghi: pronti a usare tutti gli strumenti per contrastare il calo dei prezzi

Ora hanno tutti paura che l’ondata di antieuropeismo alimentata dall’austerity e dalla crisi possa minare le basi dell’Unione Europea. Il pericolo latente ma reale è quello della deflazione, esattamente l’inverso dell’inflazione. Il fenomeno prodotto quando i prezzi dei beni e dei servizi scende continuamente. Può sembrare una cosa positiva per i salariati e coloro che vivono di stipendio perché le loro paghe acquisiscono potere d’acquisto senza lotte e rivendicazioni. E invece è temibile come un cancro del sistema economico. Chi deve comprare, infatti, aspetta a farlo sapendo che i prezzi scenderanno. Così facendo, però, chi produce è costretto a svendere la propria merce e a non coprire nemmeno i costi. Le aziende chiudono e licenziano distruggendo capacità produttiva. Una spirale che, se innescata in un Europa come quella attuale sfiancata dalla recessione, potrebbe dare corpo alle proteste nazionali che addebitano a Bruxellese a e Francoforte l’impoverimento del tenore di vita della classe media europea. Un clima che la Banca Centrale Europea ha fiutato e che è pronta a contrastare pena la sua stessa sparizione. Ieri è stato il presidente della Eurotower a spiegare che la Bce è pronta ad «adottare nuove misure» per garantire la stabilità dei prezzi qualora l’inflazione scenda al di sotto di quanto stimato per i prossimi anni (1% nel 2014, 1,3% nel 2015 e 1,5% nel 2016). Le sue dichiarazioni sono arrivate durante una conferenza a Parigi. «Qualora dovessero materializzarsi rischi al ribasso per il nostro scenario, restiamo pronti a intraprendere ulteriori misure di politica monetaria che assicurino il rispetto del nostro mandato», ha affermato Draghi, «in altre parole: faremo il necessario per mantenere la stabilità dei prezzi». Draghi ha inoltre affermato di non vedere «alcuna prova» di una procrastinazione dei piani di spesa dei consumatori, un classico sintomo della deflazione. Il presidente della Bce ha infine sottolineato l'importanza del tasso di cambio per la stabilità dei prezzi. Un fattore che penalizza però non poco le esportazioni del Vecchio Continente e sul quale si è espresso ieri anche il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani che ha spiegato che «uscire dall’euro sarebbe un errore clamoroso», ma la moneta unica «a 1,4» dollari «è troppo forte. Danneggia l'economia italiana, quella francese e quella spagnola. E, alla lunga, anche la Germania».

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