«Abbiamo bisogno di uno scossone per adeguarci al mondo globale». L’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, a Londra per la presentazione del piano industriale 2014-2017 non si rivolge solo alla comunità finanziaria internazionale. Mentre a Roma si consuma la staffetta Letti-Renzi, Scaroni dalla capitale britannica lancia un messaggio di sollecitazione al prossimo governo. Si astiene da qualsiasi commento politico ma manda una raccomandazione al nuovo inquilino di Palazzo Chigi su ciò che lo riguarda da vicino: «Le nomine di aziende come l'Eni, non possono essere decise a mezzanotte del giorno prima della presentazione delle liste». Tra aprile e maggio infatti proprio la sua poltronissima scade, e il rinnovo con un Governo del «rottamatore» non è così scontato come si pensava con Letta premier. Un incontro chiarificatore ci dovrà essere. Di sicuro ci dovrà essere una maggiore attenzione alla politica industriale. In Italia c'è una sovraccapacità di raffinazione di petrolio. L'obiettivo è massimizzare l'impiego di una parte di 5 impianti ancora funzionanti, qualcosa andrà chiuso e trasformato, come capiterà a Porto Marghera, secondo un piano da 200 milioni annunciato questa settimana. «Abbiamo varie alternative» spiega Scaroni, che però se la prende anche con gli italiani: «Potremmo raddoppiare la produzione di idrocarburi in Italia, ma non ci si riesce per varie ragioni, e anche perché gli italiani sono terrorizzati da ogni politica industriale». Nel piano dell’Eni però sono previsti numerosi interventi. Tra i 26 progetti con cui Eni punta ad aumentare del 3% la sua produzione di idrocarburi ogni anno di qui al 2017 ci sono infatti: la piattaforma per il gas Bonaccia nel mar Adriatico, c'è il cluster Argo nel canale di Sicilia, e dopo il 2017 è invece prevista la fase due degli impianti della val d'Agri in Basilicata. Sul futuro dell'Italia Scaroni sfodera il suo «alto tasso di ottimismo» perché andando bene l'economia globale qualcosa arrivare anche in Italia. Inoltre il prezzo del petrolio dovrebbe scendere fino a 90 dollari al barile nel 2017, con ottimi risultati anche alla pompa di benzina. «Specie se finalmente si interverrà sulla rete dei distributori, che sono 22mila invece che i 9mila che ci sono qui in Inghilterra» spiega Scaroni. L'Eni è focalizzata su vari Paesi come dimostrano le scoperte di petrolio in Congo, Mozambico, Nigeria. C'è la Russia che resta un partner fondamentale, la Libia che sta tornando alla normalità. Tutto quanto messo insieme, porterà ad una crescita del 55% del cash flow nel 2017. Nel quadriennio 2014-17, l’obiettivo è di una crescita della produzione di circa il 3% all'anno e dal 2017 al 2023 del 4% all'anno. Nel 2013 Eni ha registrato a preconsuntivo un aumento dell'utile annuo a 5,2 miliardi, in aumento del 24% rispetto al 2012, quando i prezzi del petrolio erano stati particolarmente bassi. Il dividendo proposto è di 1,1 euro per azione (contro i precedenti 1,08euro).
L’Eni corre, l’utile sale a 52 miliardi. Scaroni: occorre uno scossone
L’obiettivo per il 2014-2017 è l’aumento della produzione del 3% annuo
