Economia

Electrolux smentisce i sindacati e attacca

Zanonato: "Lo stabilimento di Porcia resterà aperto e il governo si muove per trovare una soluzione"

Prova di forza di Electrolux nelle trattative e smentisce i sindacati. La proposta secondo il colosso svedese prevede una riduzione di tre euro all'ora delle retribuzioni e in termini di salario netto questo equivale a circa 8% di riduzione, ovvero a meno 130 euro mese. L'azienda parla di inutili allarmi e numeri che possono fuorviare la serenità del confronto. I dati di cui avevano parlato i sindacati erano ben altri: dimezzamento degli stipendi, riduzione dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendale, blocco dei pagamenti delle festività, taglio del 50% di pause e permessi sindacali, stop agli scatti di anzianità. La dirigenza di Electolux va in cerca di competività e il costo del lavoro in Italia è troppo alto. Inutile girarci intorno. Zanonato. Il ministro per lo Sviluppo economico assicura che lo stabilimento di Porcia resterà aperto e che il governo si muove per trovare una soluzione. "Siamo il terzo paese produttore di elettrodomestici al mondo e il terzo paese esportatore non è il mercato interno che garantisce l'industria del bianco, è il mercato mondiale, dove esportiamo. Tutte le aziende sono in difficoltà perché in questi anni sono arrivati nuovi produttori che hanno prodotti di buona qualità ma costi di produzione decisamente inferiori". Zanonato spiega che domani incontrerà prima i presidenti delle Regioni per "fotografare la situazione" poi il ministero eserciterà la funzione di mediatore. "Non sono io che convoco il tavolo ma sono sindacati e aziende che mi chiedono di convocarlo in modo da farmi svolgere il ruolo di negoziatore. Noi non siamo la controparte, noi possiamo negoziare in modo da tutelare lavoratori, i loro redditi, l'unità produttiva". Serracchiani. ll governatore della regione Friuli, Debora Serracchiani, non cede e attacca: "Voglio che adesso il tavolo si faccia, che venga portata anche l’azienda e che non faccia un ricatto sulla pelle degli operai e della popolazione. Devono ricordare che quando si sono insediati hanno avuto un sacco di soldi dal Friuli Venezia Giulia, parliamo di qualche miliardo di lire, e forse dovrebbe tener conto, anche in virtù della responsabilità sociale d’impresa quel che lascia sul territorio una volta che se n’è andata". Sacconi. Le fa eco il presidente della Commissione Lavoro al Senato, Maurizio Sacconi che dichiara: "Il management sembra davvero avere rivolto alle organizzazioni sindacali una proposta irricevibile perché slegata da un qualsivoglia piano industriale e fondata sul presupposto della chiusura del più importante stabilimento italiano. È evidente che i sacrifici possono essere richiesti solo in un clima di condivisione del futuro prima ancora che del presente. Sacconi osserva che la chiusura dello stabilimento di Porcia toglie, tra le altre cose, credibilità alla sopravvivenza degli altri insediamenti, ai quali verrebbe al più concessa un'autonomia di pochi anni.

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