Economia

Electrolux chiede lo sconto agli operai

Impianti aperti se accettano la riduzione del salario da 1400 a 800 euro

Electrolux, colosso svedese dell’elettrodomestico con siti in Italia, alza il tiro nel confronto con i sindacati per tenere aperti gli impianti. Una proposta difficile da digerire e comunque ad alto tasso di provocazione. L’azienda ha infatti chiesto un taglio drastico dei salari (da 1400 a 800 euro) ma anche dei premi e dei permessi, turni di sei ore lavorative, stop agli scatti di anzianità e al pagamento delle festività e riduzione delle pause. L’obiettivo è abbassare i costi di produzione, specialmente quelli sul lavoro, con tagli sulla retribuzione, che dovrebbero scendere da un massimo attuale di circa 1400 euro a cifre comprese fra i 700 e i 900 euro circa. In particolare, i tagli ai compensi orari varierebbero dai 3 euro per lo stabilimento di Forlì ai 5 e 20 per quello di Susegana, passando per i 3 e 20 di Solaro. Caso a sè lo stabilimento friulano di Porcia, dove sono impiegati 1200 dipendenti: nemmeno un taglio di 7,5 euro l’ora sarebbe sufficiente per far tornare competitiva la produzione, e sarebbero quindi necessari interventi della Regione Friuli Venezia Giulia e del governo. Che, tuttavia, non hanno molto tempo per muoversi, visto che l’obiettivo è chiudere la discussione entro l’aprile di quest’anno, pena - se il piano non verrà accettato - il blocco dei 90 milioni di investimenti complessivi sugli altri tre stabilimenti del gruppo. Gli elettrodomestici italiani, ha detto ieri il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, «sono di ottima qualità, ma risentono di costi produttivi superiori ai nostri concorrenti» e bisogna quindi ridurli. Fra i punti critici, ha aggiunto, «c’è il problema del costo del lavoro». Il ministro ha assicurato che «il governo è pronto a dare una mano a questo comparto strategico per la nostra industria», ma i sindacati sono, per ora, critici verso l’azione dell’esecutivo. Se già oggi, infatti, nelle fabbriche del gruppo si preparano assemblee e sono possibili scioperi, i rappresentati dei lavoratori puntano a coinvolgere lo stesso premier, Enrico Letta, sulla vertenza. «Andiamo direttamente da Letta perché Electrolux per sbarcare in Italia ha usato soldi degli italiani e ora per guardare ad Est utilizza fondi Ue che in parte sono sempre nostri», hanno attaccato. Per il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, quello presentato dall’azienda «è un piano irricevibile» che «impedisce il confronto» e la situazione è un paradigma delle «desertificazioni industriali» che l'Italia rischia. «Cosi' il Paese si avvita su sè stesso quando il mondo metalmeccanico avrebbe meritato un altro destino. Per quanto ci riguarda questo è il tempo della lotta dura e ad oltranza. Il governo, se c’è, almeno si faccia sentire», ha aggiunto. A chiedere l’intervento del governo, ieri in mattinata, anche la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.

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