Privatizzazioni atto due si parte. Sarà Poste Italiane il piatto principale del menù del decreto privatizzazioni che arriva oggi al Consiglio dei ministri. Quello dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha preannunciato ieri che Palazzo Chigi varerà l'atteso decreto privatizzazioni che dovrebbe consentire permettere di raccogliere una cifra di almeno 12 miliardi di euro. Il numero uno di via XX settembre, intervenuto ieri a margine del World Economic Forum di Davos, ha fatto chiarezza sulle intenzioni del Tesoro in merito a Poste Italiane. «Si comincia con il 40% di Poste, poi vediamo». «Spetterà al ministero dell'Economia decidere come ripartire le quote. È importante decidere di non fare uno spezzatino» ha detto Saccomanni che si è anche soffermato sulla situazione economica complessiva dell'Italia, riflettendo in particolare sul pericolo che il Paese scivoli, con parte dell'Europa, in una spirale di deflazione: contrazione dei consumi, arretramento dei prezzi, stagnazione economica e maggiori oneri reali per ripagare il debito. La cessione di una quota del 40% di Poste Italiane, secondo stime prudenziali, permetterà allo Stato di incassare almeno 4 miliardi di euro. Nelle intenzioni del governo la quotazione di Poste Italiane dovrebbe concludersi entro quest’anno. Nei giorni scorsi il vice ministro allo Sviluppo economico, Antonio Catricalà, aveva indicato in 5-6 mesi il tempo che occorrerà per definire i dettagli della privatizzazione di Poste e procedere al collocamento sul mercato della quota che sarà ceduta dallo Stato. Le intenzioni del governo sono di non cedere il controllo di Poste, con la maggioranza del capitale che dovrebbe quindi rimanere saldamente allo Stato. Con il collocamento di Poste Italiane, attualmente interamente controllata dallo Stato italiano, il governo italiano vuole replicare il modello di altre privatizzazioni dei servizi postali a livello europeo. Ultima in ordine di tempo è stata Royal Mail, le poste britanniche, che ha permesso al governo britannico di incassare 3 miliardi di sterline dalla cessione di una quota del 33%. Deutsche Post, le poste tedesche, risultano invece quotate dal lontano 2000 con quota detenuta dallo stato progressivamente scesa fino al 21% attuale e una capitalizzazione di mercato di oltre 31 mld di euro. L’operazione dovrebbe strutturarsi come un'Offerta pubblica di vendita (Opv) rivolta per il 50-60% a investitori istituzionali, una fetta fino al 5% delle azioni in collocamento riservata ai dipendenti e la restante parte al pubblico retail. L'ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi, ha già rimarcato in passato che una parte di azioni sarà riservata ai dipendenti del gruppo attraverso azioni gratuite con anche un rappresentante dei dipendenti nel consiglio di amministrazione di Poste Italiane. Sulla privatizzazione è intervenuto ieri in serata anche il premier Enrico Letta che, ospite di Otto e mezzo su La 7 ha detto che «la partita Poste è importante. Rimane il controllo pubblico, è una grande infrastruttura del Paese, ma con l'ingresso dei privati può essere più efficiente, e soprattutto possiamo ricavare 6-7-8 miliardi di euro che possiamo destinare alla riduzione del debito. E abbiamo intenzione di sperimentare lì la partecipazione maggiore dei lavoratori al destino dell’azienda. Una parte delle azioni sarà destinata ai lavoratori, e chiederemo che un loro rappresentante sia nell'organismo dirigente, secondo il modello tedesco». Non di solo Poste di dovrebbe parlare oggi al Consiglio dei ministri. Nella lista delle privatizzazioni ci sarebbe anche una quota di controllo di Sace, la società di assicurazioni pubblica per e esportazioni e Grandi Stazioni. Tra gli altri gioielli dello Stato che potrebbero prevedere un ingresso di soci privati ci sono anche delle quote non di maggioranza di Enav (l’ente nazionale di assistena all’aviazione civile), Stm (la fabbrica di microchips), Fincantieri, Cdp Reti, il gasdotto Tag e un 3% di Eni. La vendita delle quote di aziende pubbliche è un segnale positivo secondo Saccomanni che ieri a Davos ha spiegato: «Ho raccolto grande manifestazione d'interesse per quello che l'Italia sta facendo; c'è la percezione che l'Italia ha girato l'angolo e sono tutti interessati a sapere concretamente le iniziative che vengono prese sul fronte delle privatizzazioni, sul fronte di quel progetto di Destinazione Italia, si guarda all'Expo come un'occasione che può portare nuovi investitori in Italia. Da questo punto di vista sono molto impressionato».
Privatizzazioni, si parte con Poste
Oggi al Consiglio dei ministri il decreto per cedere il 40% del gruppo. Il 5% delle azioni ai lavoratori. Si attende un incasso tra 6 e 8 miliardi
