Economia

Mps, la Fondazione dà battaglia

Oggi l’assemblea voterà l’aumento di capitale. L’ente vuole spostarlo a maggio

Fine d’anno ad alta tensione per il Monte dei Paschi Sono giorni decisivi per il futuro della banca senese. Per oggi è prevista la prima convocazione dell'assemblea degli azionisti con all’odine del giorno l’aumento di capitale da 3 miliardi necessario a salvare l’istituto. Questo appuntamento è denso di incognite. la prima riguarda proprio lo svolgimento dell’assemblea. Il codice civile prevede infatti che un'assemblea per essere valida alla prima convocazione, raccolga almeno il 50% del capitale, e non è detto che tutto ciò oggi accada. Difatti la Fondazione con il 33,4% ci sarà, ma non è detto che si arrivi al 50% avendo gli altri soci tutti una quota sotto al 4%. All'ultima assemblea si arrivò al 51%, ma molti soci oggi potrebbero non esserci. Se così fosse i lavori si svolgerebbero sabato, quando per la parte ordinaria non ci sono tetti minimi di partecipazione, mentre per quella straordinaria basta un terzo del capitale, ovvero la quota della Fondazione. L’incognita maggiore riguarda quello che farà la Fondazione per l’aumento di capitale. L'ente guidato da Antonella Mansi ha deto che voterà a favore ma ha chiesto di far slittare l'operazione a fine maggio. Il ruolo della Fondazione per la ricapitalizzazione non è fondamentale perché ci sono già 16 tra banche ed enti finanziari che sono disponibili a coprirla. Con l’aumento di capitale la quota della Fondazione diventerebbe inferiore e di molto al 10%. Facendo slittare l’operazione a maggio, la Fondazione avrebbe più tempo per organizzarsi e difendere maggiormente il suo ruolo nell'azionariato e nella gestione della banca. Ma Alessandro Profumo ha bocciato questa ipotesi e dello stesso parere è anche Piergaetano Marchetti. La proposta di rinvio sarà comunque votata in assemblea, e lì si capirà l'aria che tira. Alessandro Profumo se si ritrovasse in minoranza su questo punto dovrebbe prender atto della sconfitta e dimettersi. A Siena ed ai senesi non resterebbe che cercare di salvare in qualche altro modo la banca, su cui incombono i 4 miliardi di Monti bond che costano di soli interessi 1 milione di euro al giorno. Un cifra folle, che richiederebbe una redditività che la banca al momento ed in questo contesto non può garantire. Soprattutto poi ci sarebbe un'Unione Europea che dovrebbe rivedere tutte le sue posizioni. Si ripartirebbe da zero o quasi, ed i sacrifici diventerebbero ancora più severi per i lavoratori del gruppo. La Fondazione certo sarebbe salva, ma comunque il rischio di una scalata da parte di altri gruppi bancari non si potrebbe evitare, ed a quel punto nemmeno il salvabile si salverebbe. Oppure si passerebbe ad una nazionalizzazione, che non potrebbe far sconti a nessuno.

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