Economia

Un grande Paese e la perdita della reputazione

di Riccardo RiccardiLa parola reputazione è andata in disuso. La reputazione è essenziale nei marchi che costituiscono la garanzia per il consumatore. La reputazione dello individuo, rappresenta la...

La parola reputazione è andata in disuso. La reputazione è essenziale nei marchi che costituiscono la garanzia per il consumatore. La reputazione dello individuo, rappresenta la sua massima ricchezza, che una volta perduta, difficilmente si recupera. La grave crisi, che sta dando corpo ai movimenti dei forconi, è, in primo luogo, dovuta alla disperazione dei più, che appartengono alla categoria dei deboli. Costituisce la conseguenza della totale perdita della reputazione della politica e della burocrazia. Perdita della reputazione collettiva che porta alla depressione di massa. L'individuo perde la sua personalità. Confuso nella folla, è numero che crea moltitudine e anarchia populistica favorita da chi alimenta il fuoco. L'Italia fa parte della Europa, momentanea associazione non politica, che serve per farci seguire comportamenti che la nostra classe dirigente non è in grado di imporre. L'Italia, già sottoposta alla domestica burocrazia che toglie il fiato, è ora nelle mani di un'altra peggiore. Quella occhialuta europea che ritiene suo compito precipuo mettere in castigo il popolo italiano. Discolo. Merita il nostro paese non essere considerato all'estero, ma tenuto in Europa perché è uno dei mercati più importanti? Si parla di tasse eccessive (giusto). Di debito pubblico da ridurre. Invece cresce ed è arrivato al 140% del PIL. Fatturato della nazione con un debito stratosferico. All'estero, nazioni bacchettate (esclusa la Francia di Hollande poco amato dai suoi) si stanno dando una regolata recuperando la reputazione. Da noi ci sono eccellenze (per tutti l'azienda Diesel) che sono arrivate a vette di successo grazie ad un duro sacrificio. L'italiano medio è parte di una borghesia distrutta e impoverita, che mantiene, nella media, la sua dignità. Si vergognino coloro che hanno fatto perdere la reputazione nazionale. Se ne vadano a casa. Le nuove leve siano le benvenute, purché portatrici di ideali concreti per la crescita e consapevoli di un percorso difficile e di un sacrificio pesante.

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