Economia

Mario Draghi: ripresa fragile, ma rischi al ribasso

Il presidente della Bce assicura su una politica monetaria accomodante, spinge sull'unione bancaria e mette in guardia: "L'euro è irreversibile"

Insiste Mario Draghi. A distanza di pochissimi giorni dal suo appello agli eurodeputati - che nella forma era un invito pacato, ma incisivo - a insistere sull'unione bancaria, il presidente della Banca centrale europea torna a ribadire l'importanza decisiva di questo momento per realizzarla nel concreto. Lo fa nella sua ultima audizione dell'anno al Parlamento europeo, alla vigilia della riunione dell'Eurogruppo domani a Bruxelles, che precede quella di dopodomani dell'Ecofin, entrambe convocate con il proposito di far avallare le decisioni sulla risoluzione bancaria ai capi di Stato e di governo che si riuniscono per il Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Giorni cruciali, quindi, per una decisione che sta a cuore a Mario Draghi e che avrebbe effetti niente affatto marginali sulla stabilità economica dell'eurozona. Stabilità che è compito preciso della Bce cercare, favorire e mantenere, e per la quale, assicura Mario Draghi, resta ferma la politica monetaria accomodante. Il governatore non si stanca di ripetere che il livello dei tassi resterà basso per un lungo periodo di tempo, quello necessario fino a che non si tornerà a parlare di ripresa. Un ripresa che nell'eurozona è ancora troppo fragile: “L'andamento degli indicatori di fiducia - ha detto Draghi di fronte alla Commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo - basati sulle indagini fino a novembre mostra che si va verso un tasso di crescita modesta anche nell'ultimo trimestre dell'anno”. Mentre “la disoccupazione rimane elevata”. Ma Draghi rassicura sui rischi, perché la Bce farà tutto il necessario ed è pronta a intervenire in qualunque momento per garantire la stabilità. Anche sul livello troppo basso di inflazione, che non lo preoccupa: “Disponiamo degli strumenti per rispondere a questo rischio, non penso che siamo a corto di munizioni”. La loro parte dovranno farla, però, anche l'Ecofin e i governi nazionali. Al primo, che mercoledì dovrà decidere sul meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie in seno alla Bce, Draghi chiede di evitare “un sistema decisionale oltremodo complesso”. Ai secondi, sconsiglia la strada keynesiana del debito eccessivo: “Solo le riforme strutturali possono generare una crescita sostenibile”. Guarda a Paesi a rischio di sforamento dei patti sul deficit come l'Italia, il presidente italiano della Bce, ma assicura che per il momento il Belpaese non è il destinatario di  “misure straordinarie”. Però, nei confronti di chi grida che l'uscita dall'euro sarebbe una soluzione per dare fiato alle economie che ancora soffrono, è lapidario: “L'Euro è irreversibile ed è ingenuo chi pensa di poterne fare a meno”.

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