La moneta unica non è responsabile della crisi in Europa e la Bce non può supplire all'assenza di iniziativa politica. Dall'intervento del presidente della Bce, Mario Draghi, all'Europarlamento arriva una doppia stoccata all'antieuropeismo populista e all'inazione dei governi che non hanno risposto alla recessione con le adeguate riforme. «Non possiamo sostituire i governi e le loro riforme strutturali e non bisogna attribuire all'Euro la responsabilità della crisi, le carenze sono da cercare altrove», ha detto Draghi, che ha definito il meccanismo di supervisione bancaria unica, che sarà gestito da Francoforte, come la maggiore innovazione dai tempi dell'introduzione dell'Euro. L'unione bancaria è uno dei quattro pilastri dell'integrazione europea ma non è una «panacea». Toccherà infatti ai governi della Ue «andare avanti anche sugli altri pilastri, «l'unione fiscale, quella economica e la politica». Per farlo, bisogna «approfittare delle prossime elezioni europee». Intanto la Bce nel bollettino di dicembre riaccende i riflettori sui conti italiani. Scrive che l'Italia mostra «ritardi nel risanamento» e rischia «di non rispettare le scadenze della procedura per i disavanzi eccessivi». È al peggioramento del pil che si deve «principalmente» un rapporto deficit-pil dell'Italia sopra le stime e atteso al 3% nel 2013 contro l'obiettivo del 2,9% e al 2,5% nel 2014 contro l'1,8% previsto dal programma di stabilità. Il bollettino poi sottolinea che solo due Paesi (Germania ed Estonia) sono pienamente conformi alle regole di bilancio della Ue. Cinque progetti di documenti programmatici (relativi a Spagna, Italia, Lussemburgo, Malta e Finlandia) sono stati invece considerati a rischio di inosservanza in assenza di provvedimenti aggiuntivi. Questo scenario stride però con la visione del ministro dell’Economia. Secondo Saccomanni l’Italia è fuori dal tunnel della recessione economica. «Abbiamo invertito la fase di recessione, ci sono segnali che l'Italia sta uscendo da ben 8 trimestri di crescita negativa con conseguenze anche per la crescita dell'occupazione». Il ministro ammette però che pur essndoci segnali per la crescita, questa non riesce ancora a produrre effetti sull’occupazione, specie quella giovanile. A rafforzare le parole del titolare del dicastero di via XX settembre il collega Flavio Zanonato. «Dopo due anni finalmente ad ottobre è sparito il segno negativo del Pil» sottolinea il ministro dello Sviluppo economico. Anche Zanonato si dice convinto che «l'uscita dal tunnel è più vicina. La ripresa si sta concretizzando, facciamo sì che stavolta una rondine (ovvero l'arresto di ottobre della caduta del Pil, ndr ) faccia davvero primavera. Ci possiamo lasciare alle spalle forse definitivamente la crisi più grave vissuta dall'Italia repubblicana».
Draghi avverte l’Italia: deficit al 3% L’Euro non è responsabile della crisi
A rischio le tappe del risanamento. Ma Saccomanni: siamo fuori dal tunnel
